Moratti: «Mi innamorai di Mancini dopo un’espulsione con la Samp»

E poi fa la pace con la Juve: «Basta guerre. Nemici, ma solo in campo»

Moratti è naturalmente su di giri, ma proprio in questi giorni si sta rendendo conto quanto sia dura fare il presidente all’Inter, anche nella stagione dello scudetto. Fissa una data per la festa e la curva invita il resto dello stadio a disertarla. La signora Milly escogita una soluzione e qualcuno azzarda Il Milan sposta la festa dell’Inter, mettendo in relazione la data annunciata del 22, con la finale Champions del 23 maggio. In realtà la moglie del presidente ha pensato di festeggiare dopo Inter-Torino, senza ulteriori balzelli e con i tifosi già allo stadio. E Moratti ancora una volta si è ritrovato a doversi giustificare: «Se noi e il Milan ogni anno ci dividessimo i trofei, non mi dispiacerebbe».
Ma che pizza, ha dovuto anche spiegare a Ronaldo che se tiene il cellulare spento, è difficile che riceva telefonate. Poi c’è il tormento Juve, argomento molto delicato. Inter e Juventus sono naturalmente avversarie, ha detto Cobolli Gigli: «Ma bisogna cercare di ricomporre i rapporti, anche per il bene del calcio italiano». In realtà è una rivalità sfinente: scudetto pulito, no di cartone, c’è anche il doping, sì, e anche i passaporti falsi, un botta e risposta che assomiglia a un continuo ravanare nel sacchetto dell’immondizia. Ancora ieri Moratti ha dovuto assicurare: «Si arriverà a non avere più rancori per merito dei nuovi dirigenti della Juve e degli stessi giocatori che sono la parte migliore del calcio, anche se si rimarrà nemici sul campo e certamente antagonisti sui giornali per le ambizioni che hanno le due squadre». Eppure al presidente piacerebbe volare sul suo calcio, tipo l’intervista che Sky manda oggi in onda. Per esempio all’Inter sono arrivati molti allenatori e giocatori dal passato bianconero e tutti hanno avuto problemi con la tifoseria con un’unica eccezione, Zlatan Ibrahimovic. E Moratti non vedeva l’ora di spiegarne il motivo: «Intanto è molto simpatico e questa è una cosa che uno ha o non ha, poi perché c’ha messo l’anima e poi proprio perché l’hanno ricevuto con diffidenza e come ha superato il muro è entrato tantissimo nella simpatia dei tifosi che hanno dimenticato dove giocava prima».
Ma la Juve resta sempre in primo piano: «Ecco perché ho scelto Mancini invece di Capello: lui aveva dimostrato, pur con forti facilitazioni mentre era alla Juve, di avere polso, saper condurre la squadra e vincere. Ma di Mancini mi innamorai dopo un Inter-Samp 0-0 del ’95, quando si arrabbiò al punto da venire espulso. Era talento puro come Cantona, due ribelli che si abbinano molto bene con l’Inter. Ho scelto Mancini e ho avuto ragione». E ha evitato di portare a San Siro un altro juventino, ma in tempo di disgelo ha evitato di farlo notare. E per una volta non è stato costretto a giustificarsi.