La Moratti ne mise 4 in squadra ma è sopravvissuta solo la Moioli

Quote rosa, no grazie. Letizia Moratti lo aveva dichiarato già nella prima campagna elettorale, «non siamo panda in via d’estinzione». Al momento di formare la giunta nel 2006 però ha messo nella squadra dei sedici assessori quattro donne, un buon 25 per cento. Ma alla fine del mandato ci è arrivata una sola, Mariolina Moioli, la «fedelissima» del sindaco fin dai tempi in cui era ministro dell’Istruzione. La Moioli tiene ancora saldamente le deleghe alla Scuole e ai Servizi sociali, nonostante anche i consiglieri di Pdl e Lega l’abbiano messa spesse volte alla berlina. La poltrona ha traballato moltissimo durante la vicenda delle case ai rom, ma alla fine è rimasta in piedi. Erano entrate in giunta con lei cinque anni fa Carla De Albertis, Ombretta Colli e Tiziana Maiolo. Per la prima la vita da assessore alla Salute è finita appena un anno dopo, nel novembre 2007 il rifiuto a votare Ecopass le è costato il posto e il divorzio dal Pdl (è passata prima alla Destra, poi alla Lega). Nel settembre 2008 dopo ripetute divergenze di opinione, il sindaco ha «licenziato» anche Tiziana Maiolo, ex assessore alle Attività produttive che non ha digerito i tempi e i modi del divorzio, tanto che alla Moratti ha dedicato ben due capitoli di un libro (il titolo la dice tutta, «Donne che odiano le donne») e oggi è nelle truppe di Fli da dove spedisce comunicati velenosi contro l’operato del sindaco. La senatrice Ombretta Colli ha lasciato sua sponte (ma su pressing del partito che aveva bisogno di riassegnare le poltrone) l’assessorato alle Aree cittadine, nel marzo 2009. In cambio avrebbe dovuto ricevere la presidenza della Fondazione Arcimboldi, ma la delibera si è arenata in consiglio e ancora oggi tutto tace.
Sono tre, invece, le donne della Provincia, un quarto degli assessori. Il presidente Guido Podestà nel 2009 ha messo in squadra Silvia Garnero (Moda, Eventi ed Expo), Cristina Stancari (Sport, Tempo libero, Giovani e Pari opportunità) e Marina Lazzati (Istruzione).