La Moratti non si pente: «Pisapia amico dei terroristi»

MilanoPentita? «No». Nessuna intenzione di fare un passo indietro e un messaggio chiarissimo al premier. A fugare qualsiasi ipotesi di burrasca. «Ringrazio moltissimo il presidente Berlusconi per la sua solidarietà». Anche ieri la giornata di Letizia Moratti è cominciata in uno studio televisivo, quello storico della Rai in corso Sempione a Milano per registrare la tribuna elettorale istituzionale. Di fronte, questa volta, non il solo avvocato ultrarosso Giuliano Pisapia candidato sindaco del centrosinistra, ma anche gli altri sette pretendenti. Tra i duellanti non una parola, né la stretta di mano già rifiutata da Pisapia mercoledì davanti alle telecamere di Sky Tg24. Con la Moratti che all’uscita spiega ancora una volta quei sessanta secondi che hanno scosso la campagna elettorale. «Io - ha spiegato - ho sottolineato una vicenda che politicamente ha visto in quegli anni Pisapia avere frequentazioni di quel tipo, avere frequentazioni di personalità ben precise. Ho citato una sentenza perché dimostrava quello, cioè la frequentazione di terroristi». E ripete per ben tre volte quella parola «frequentazione» che le deve aver ronzato in testa per tutta la notte. Con Pisapia che poco lontano racconta di «aver ricevuto di stima e fiducia nella e sulla mia persona». Poi attacca Berlusconi, «io ho rinunciato ad una amnistia per affrontare un giudizio di merito ed essere assolto con formula piena per non avere commesso il fatto, Berlusconi ha beneficiato dell’amnistia». Ma conferma la querela per diffamazione aggravata di cui ha incaricato gli avvocati Lodovico Isolabella e Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio il curatore fallimentare dell’impero di Michele Sindona assassinato dalla mafia a Milano nel luglio del 1979.
«Non può essere considerata moderata - ripete di Pisapia la Moratti - la storia di una persona che in quegli anni era vicina ad ambienti terroristici». E ancora. «Credo che nessuno si debba vergognare della propria storia, ma anche che la credibilità dei programmi ne dipenda. Lo dimostra anche quello che è successo in queste settimane come la non condanna da Pisapia dei centri sociali che continuano ad occupare gli immobili del Comune o di uno sciopero selvaggio». I fatti contro le carte bollate, contro un nuovo appello ai magistrati per cancellare un passato che probabilmente non è mai passato, visto che Pisapia anche in parlamento è stato eletto nelle liste di un partito che si chiamava Rifondazione comunista. Mica rifondazione moderata. Non un reato, ma sicuramente un dato di realtà. L’invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad abbassare i toni? «Tutti dobbiamo abbassare i toni - replica la Moratti - non solo una parte. Io non ho mai alzato i toni». E incassa anche l’appoggio della Lega. «È un mese che viene massacrata sul personale - la difende Matteo Salvini ai microfoni di Un giorno da pecora - e quindi si è lasciata andare a qualcosa che si poteva risparmiare». Ha avuto modo di parlarle? «Io l’ho sentita e le ho detto che quello che mi preoccupa di Pisapia non è il passato, ma il futuro. Ovvero dove vorrà costruire la moschea». In serata la Moratti e tre ministri in piazza Duomo (Ignazio La Russa, Michela Vittoria Brambilla e Ferruccio Fazio) per raccontare quello che il governo ha già fatto per Milano. «La Moratti - ha spiegato la Brambilla - si può permettere di dire sempre la verità perché è onesta, trasparente e non ha un passato di cui vergognarsi». Per La Russa «sanno di aver perso, la gente non vuol sapere se Pisapia sia stato amnistiato o assolto, ma cosa pensino i candidati dei loro problemi».