Moratti «novello Che Guevara» gli apre San Siro

Riccardo Signori

No, sotto il prato di San Siro non si scava ancora. Ma chissà mai un giorno. Potrebbe zampillare un fiotto di petrolio. Ieri San Siro aveva porte chiuse, ma dentro era tutto uno zampillare di buone intenzioni. Massimo Moratti, che di professione fa il petroliere e il padrone dell’Inter, ha fatto onori di casa accogliendo Hugo Chavez, ex militare che di professione fa il presidente del Venezuela, ovvero uno dei cinque più grandi produttori di petrolio al mondo. Come non darsi di gomito pensando a quel che ne potrebbe conseguire. In campo c’erano l’Inter e la nazionale venezuelana. Ma Chavez, cravattona rosso arancio a pallini bianchi, faccia e loquacità degli incantatori a poco prezzo, non faceva che raccontare e parlare. E ogni tanto lanciava l’urlo. «Mira, mira il gol. Quello è il nostro programma nucleare».
San Siro era la prima tappa del suo pomeriggio milanese. Lo stadio vuoto, intorno a lui sembrava pieno di gente. Spuntava vippame sudamericaneggiante da ogni angolo. Moratti guardava la scena con il fare del signore disincantato e disponibile. Ministro di una politica estera ben diversa di quella esercitata da Milly, la sua signora che cura rapporti più radical chic. Finché un giornalista sudamericano non ha esagerato. «Signor Moratti, lei ha rapporti con Marcos, ora con Chavez. È il novello Che Guevara. Le manca solo di incontrare Fidel». Idea da far perdere l’equilibrio al patron nerazzurro. Meglio ristabilire gli equilibri. «Tutto quello che noi facciamo ha un’impronta di carattere sociale ha risposto -. Nessun significato politico». E chissà mai. Per ora il grosso dei suoi affari petroliferi è in filo diretto con la Libia. Appunto. «Il Venezuela è troppo lontano», ha spiegato. Ma a pensar petrolio c’è il rischio di non sbagliarsi mai.
La vicinanza al Sudamerica è invece dovuta agli Inter campus, ha ricordato Moratti. «Centri per allevare giovani: dalla Colombia al Brasile». Da Inter Campus al rapporto con Marcos c’è voluto poco. In Venezuela ci hanno fatto caso e un paio di mesi fa Delcy Rodriguez, viceministro per i rapporti con l’Europa, ha interpellato i dirigenti nerazzurri: «Il presidente Chavez vorrebbe conoscere Moratti e l’Inter...». Detto e fatto. E ieri Chavez dalla tribuna ripeteva gongolante: «Una volta eravamo una cenerentola, prendevamo 5-6 gol a partita. Oggi contiamo qualcosa anche nel calcio. Il nostro ct, Richard Paez, un giorno mi ha detto: lei faccia la rivoluzione in Venezuela, che io farò la rivoluzione nel calcio. E ora eccoci qui». A dimostrare che il calcio è business.