Moratti ordina di cambiare Gasp dice sì a malincuore

nostro inviato a Appiano G.

Champions? Macché, Inter. Molto più appassionante. Secondo le migliori tradizioni, Moratti è già stanco del tecnico. Il tecnico è già sulla graticola. I giocatori ondeggiano fiutando il vento. E nessuno si cura di spegnere l’incendio. Serve un idrante? Al massimo c’è un secchio d’acqua. Stasera l’Inter fa l’esordio in Champions league fra le grandi d’Europa, portandosi ancora addosso il titolo di campione del mondo. Niente male, vero? Ma l’approccio è rivolto a tutt’altro. Moratti dice che Gasperini deve cambiare modulo, da un mese è il suo leit motiv. «Ovviamente decide lui se è il momento di cambiare. Ma penso di sì», frase che sembra stampata nei tempi. Quando parla così sono già cominciati i guai per il destinatario. Quell’altro, cioè l’allenatore, che fatica ad ammettere di averne sbagliate troppe e, soprattutto, vuol evitare il peso del pronunciare un «sì, cambio perché così non si va da nessuna parte». Ed ha banalizzato molto, se non tutto. Ma poi... ecco la difesa a quattro (senza sottilizzare sugli interpreti), in campo Ranocchia, Sneijder e Pazzini, Zanetti a centrocampo, per Alvarez sarà necessario attendere.
Mister P2 (presunzione e permalosità, come garantiscono amici e nemici) sarà pur un maestro secondo lo scritto della cartella stampa Uefa («istruttore per allenatori della federcalcio, famoso per il calcio offensivo e la sua grande competenza tattica») ma non ha imparato la prima regola di una grande squadra: conta vincere senza badare al modulo, magari coprendosi con un pizzico di rossore, convincere i giocatori e, nel caso dell’Inter, il presidente.
Oggi l’Inter fa punto e a capo. Così ha promesso Gasp, così gli hanno chiesto i giocatori che, per bocca di Cambiasso, hanno cercato di stendere una linea difensiva credibile. Qualcuno avrà piccoli rimorsi di coscienza ed allora meglio buttare le critiche dall’altra parte della rete. «Il calcio è molto più complesso di un cambio di modulo. Per esempio, l’anno del triplete abbiamo variato modulo a metà campo e non si è parlato tanto. Bisogna avere più pazienza. Con la difesa a quattro l’anno scorso abbiamo perso il campionato». El cuchu, uno dei totem dello spogliatoio, ha cercato di versare qualche secchio d’acqua sull’incendio, naturalmente prendendosela con la stampa impaziente. «È stata una partenza falsa, non un problema di Stato, ora abbiamo l’obbligo di vincere. Ma se si perde una partita non si può cambiare tutto: dal presidente al magazziniere». Un’idea per Moratti, già con la lingua che prude.
Il pensiero Champions, il Trabzonspor, d’accordo non proprio il Barcellona, non lo hanno nemmeno sfiorato. Ieri c’era altro... «Zarate? Non ha giocato, c’è stata un po’ di confusione». Pazzini che non ha giocato a Palermo e oggi ci sarà? «Un peccato non ci fosse, ma non si gioca in 12...Sono scelte... Fra l’altro, Milito ha segnato due gol: quindi non posso dire assolutamente nulla». Sennò..., sottinteso.
In questo clima è comunque difficile lavorare per un allenatore. Immaginate quanto può esserlo per uno che oggi vive l’esordio su una panca di Champions e dovrebbe essere corredato di un pizzico d’emozione. Ma la Champions non può attendere ed allora Gasp ha provato ad ammettere qualche errore. «Pensavo che la squadra fosse più pronta, non siamo andati globalmente male. Però ci siamo esposti troppo al contropiede». Ha ripetuto il concetto, quasi esasperandolo, senza mai andare oltre. «Squadra sfilacciata... mancanza di equilibrio...ma il resto bene...Visto l’attacco? Nella stagione giocheranno tutti e segneranno tanti gol....Ma io preferisco un sola punta centrale». Ovvero: o Pazzini o Milito, quasi mai insieme. Buon per i turchi che hanno la loro forza in difesa. E il modulo? «L’Inter dovrà aver una certa duttilità, a seconda della squadra che incontra...».
Intanto Fiorello lo imita. E Gasp risponde: «Cercherò di dare soddisfazioni anche a lui». Non facendo intendere in qual senso. Moratti sfoglia la margherita. Dicono pensi ai soliti noti oltre a Capello (ma preferisce l’offerta dell’Anzhi, la squadra di Eto’). Ed ha un pallino in Roberto Baggio. Ci aveva provato con Figo, ma quest’estate gli è arrivato un bel «no». Il portoghese è furbo, mica fesso.