A Moratti piace Benitez e ancora di più la coppa

Grandissima voglia di portarla a casa, elogi per Milito e Zanetti, smentite le voci di Cassano, per ora prive di fondamento, ignaro riguardo a operazioni relative a Ranocchia, e nessun mercato invernale dettato dagli infortuni: Massimo Moratti si sveglia bene ad Abu Dhabi.

L'Inter e la coppa del mondiale per club?
Grandissima voglia di portarla a casa, elogi per Milito e Zanetti, smentite le voci di Cassano, per ora prive di fondamento, ignaro riguardo a operazioni relative a Ranocchia, e nessun mercato invernale dettato dagli infortuni: Massimo Moratti si sveglia bene ad Abu Dhabi.
Presidente cosa pensa?
«Adesso l'importante non è partecipare ma vincere. Dopo tanti patimenti plauso per Rafa Benitez. Lui non è una persona nervosa, quindi ha un altro tipo di atteggiamento. La sua reazione è stata improntata alla concentrazione, la professionalità e l'esperienza. Ha preso in mano una situazione oggettivamente non facile, per quello che leggeva sulla stampa, anche per alcune mie dichiarazioni, per quello che sostenevano gli stessi tifosi dell'Inter. E lo ha fatto molto bene, con serietà, calma e, appunto, esperienza».
Benitez ha lavorato sullo spogliatoio?
«Mi sembra che anche a livello di preparazione psicologica abbia fatto un buon lavoro. Ripeto, per tanti motivi, la partita con i sud coreani era delicata».
Era sbagliato pensare che il rapporto fra lei e Benitez si fosse rotto?
«No, non credo sia sbagliato. Era anche abbastanza tautologico. Per noi non è stato un periodo facile. Naturalmente, e giustamente, ognuno difende il proprio lavoro. Il mio era quello di essere saggio, cosa tutt'altro che facile. Essere saggio per capire che questa era la squadra giusta per mantenere un certo tipo di livello, costruita durante le ultime stagioni vincenti. Quindi era abbastanza naturale che non potessimo essere soddisfatti davanti a una caduta di questo genere. Ma al tempo stesso era fondamentale capire e studiare i perché e, quindi, capire se ci fossero le possibilità per andare avanti».
Quindi siamo stati vicini all'esonero?
«La situazione che voi avete raccontato non era errata, però Benitez ha saputo esprimersi bene, soprattutto prendere in mano la situazione. Che, ripeto, non era semplice».
Cosa temeva dei coreani?
«Quello che poteva dar fastidio, o far paura, era il fatto che si trattasse di una eliminatoria, e quindi sarebbe stato un peccato uscire così, appena iniziato, contro una squadra temibilissima che conoscevamo meno. Tutto l'insieme, quindi, metteva in condizioni di temere ed essere molto prudenti. La squadra ha disputato una partita intelligente».
L'infortunio di Sneijder?
«Devo essere sincero, l'ho cancellato subito, sono rimasto impassibile, ho assistito alla cosa come se non c'entrasse niente. Credo che sia un pegno che noi dobbiamo pagare, ci spiegheranno il perché».
Per Mourinho il mondiale per club conta più per la società che per il palmares di un allenatore...
«Non credo. Vi assicuro che se Mourinho fosse stato qui con noi, avrebbe detto esattamente il contrario, che è importante, importantissima anche per il curriculum di un tecnico».