Moratti: "Piano con le moschee, prima i presepi"

Il sindaco di Milano: "Il Carroccio ha ragione, corriamo il rischio di
dimenticare la nostra identità". L’Expo? "Il Comune ha approvato il
bilancio entro fine anno, dando il via libera agli investimenti"

Milano - Letizia Moratti è dove si trova da trent’anni ogni volta che arriva Natale. A San Patrignano, nella comunità di recupero per tossicodipendenti fondata da Vincenzo Muccioli. «È il Natale più bello che ci si possa immaginare, un Natale vero, in una grande famiglia. Siamo mille e cinquecento». Il sindaco è partita da Milano dopo aver trascorso l’alba della vigilia a Palazzo Marino per l’approvazione del bilancio. La votazione finale è andata avanti fino alle sei del mattino e il bilancio del Comune è stato approvato nei tempi regolamentari, prima della fine dell’anno. «Un risultato politico importate, raggiunto grazie alla sintonia tra maggioranza e giunta, alla determinazione e compattezza della maggioranza e alla capacità della maggioranza di dialogare con l’opposizione».

Quali sono i vantaggi concreti per i cittadini?
«Milano ha bisogno di sviluppo, come tutte le grandi città del mondo, sempre più in gara tra loro. E sostenere lo sviluppo passa attraverso la certezza dei servizi e degli investimenti che la Città mette in atto. Investimenti nelle infrastrutture e nell’economia reale come fattore anticiclico e servizi ai cittadini e alle imprese come fattore anticrisi. Per questo abbiamo stanziato 30 milioni in più per il trasporto pubblico, 22 milioni in più per i servizi sociali e 5 milioni in più per la cultura. Grazie a questo bilancio, c’è la certezza che saranno garantiti e incrementati i servizi sociali, le risorse culturali, il trasporto pubblico locale. In momenti difficili, è ancora più importante che ogni famiglia sappia con precisione su cosa può contare».

Possono partire anche le prime opere pubbliche per l’Expo?
«Evitando l’esercizio provvisorio, possiamo partire subito con gli investimenti e con le gare per le metropolitane: interventi di 180 milioni per la linea cinque e 180 milioni per la linea quattro. Più di 300 milioni di euro, che mettono in moto risorse private per ulteriori 500 milioni, con grande impatto sullo sviluppo e l’occupazione, come ben sanno gli Stati che, in questo momento di difficoltà, puntano sulle infrastrutture».

Il Comune ha legato al reddito le tariffe delle mense scolastiche. Non teme che siano considerate misure di centrosinistra?
«Mi sembra che queste divisioni schematiche tra destra e sinistra siano superate. Noi abbiamo investito tantissimo nel sociale e gli interventi sulle mense e sui parcheggi sono misure di equità. A Milano abbiamo le più basse tariffe d’Italia per acqua, mense, asili, spazzatura, trasporto pubblico, fruizione della cultura. Con questo intervento sulle mense abbiamo deciso di dare gratuità a 7mila famiglie che hanno maggiore bisogno, caricando leggermente 4mila famiglie con redditi elevati. E fare equità non ha colore politico».

Milano non ha aumentato l’addizionale Irpef nonostante i tagli del governo. Sbaglia a protestare l’Anci, l’associazione dei Comuni?
«L’Anci ha ragione da un punto di vista politico, perché occorre incentivare il merito, premiare chi ha saputo amministrare bene. Detto questo, credo nella responsabilità personale e occupandomi di Milano ho preferito puntare sull’efficienza interna, escludendo aumenti di tasse. Per quest'anno ce l’abbiamo fatta, grazie a interventi degli anni scorsi di cui si cominciano a vedere i frutti. Abbiamo ridotto le consulenze e rivisto tutte le gare a scadenza. Per fare un esempio solo con le Poste abbiamo risparmiato 8 milioni».

Che cosa risponde a chi chiede interventi più diretti alle emergenze sociali immediate?
«Abbiamo aumentato di 22 milioni i fondi per gli adulti in difficoltà, destinandoli alle mense come il Pane quotidiano, il Banco Alimentare, il Cardinal Ferrari. Incrementeremo i posti nelle case di accoglienza, nell’ultimo anno abbiamo raddoppiato il numero di anziani assistiti in casa, grazie ai 500 custodi sociali che li aiutano quotidianamente. Li accompagnano dal dottore, fanno loro la spesa, gli procurano un pasto caldo. Dal 2009 questo servizio delle nostre sentinelle sarà esteso alle famiglie dove non vivono anziani ma che affrontano comunque situazioni di disagio».

L’arcivescovo di Milano ha aperto un fondo da un milione di euro per i disoccupati. Che cosa ne pensa?
«Rispetto al molto che già facciamo credo che abbiamo sempre più bisogno di unire i nostri sforzi a favore di chi ha più bisogno. Per questo ben venga l’iniziativa del cardinale. Noi di milioni ne abbiamo stanziati 22 solo per gli adulti in difficoltà, e nel dibattito in Consiglio abbiamo approvato un ulteriore pacchetto “anti crisi” a cui vogliamo destinare i 39 milioni di euro dei trasferimenti per il mancato gettito Ici. E nella prima giunta di gennaio apriremo un Fondo Welfare con i sindacati e la Camera di commercio, per sostenere chi viene marginalizzato ed espulso dal mondo del lavoro».

Il leghista Mario Borghezio ha fatto sventolare dal Duomo uno striscione con la scritta «no moschee».
«Non possiamo ridurre la questione a “moschee sì, moschee no” ma la Lega pone un problema culturale di cui dobbiamo farci carico. Dobbiamo cioè rafforzare la consapevolezza dell’importanza della nostra identità. È questo che ci permette di aprirci al confronto e al dialogo con tutte le altre identità e culture. Perché l’apertura verso gli altri non significa negare la propria identità, dimenticare le radici cristiane dell’Europa: al contrario. Milano ha già cinque luoghi di culto per i musulmani, il rischio reale dell’oggi è la deriva di chi vuole togliere i presepi o si oppone alle politiche che valorizzano la famiglia e il sentimento religioso».

Parcheggiare in centro costa due euro l’ora, la sosta è a pagamento anche in periferia, nuove misure che si aggiungono all’Ecopass. Sembra decisa a convincere i milanesi a non usare più l’auto.
«Fa tutto parte della nostra politica ambientale che, come quella sociale, non appartiene al centrosinistra. Al contrario, Milano è citata sempre più spesso nei dibattiti internazionali come modello di politiche ambientali. Abbiamo introdotto il bike sharing. Adesso potenzieremo il trasporto pubblico. Incrementeremo il numero di corse e il tipo di servizi, come il radiobus a chiamata che ti viene a prendere sotto casa la notte».

Che cosa si rimprovera e non rifarebbe? Un impegno per il 2009?
«Sento di dover rafforzare l’attenzione, ma soprattutto la velocità di intervento, sui problemi apparentemente piccoli e che invece piccoli non sono, come le buche per strada. So che dobbiamo fare ancora molto per la mancanza di sicurezza, reale o percepita, nei quartieri. Vorrei dare risposte a tutti e mi rendo conto che non è ancora così, anche perché Milano è una città complessa in cui le esigenze si moltiplicano. La mia preoccupazione è accorciare i tempi in modo da dare una risposta rapida a ogni segnalazione. Per questo è fondamentale lavorare sulla burocrazia e sugli intoppi che si creano. Se penso che abbiamo alloggi vuoti che potrebbero essere assegnati subito e che invece sono bloccati da problemi burocratici... Sì, devo lavorare per accelerare».