La Moratti in piazza con suo padre partigiano

Il ministro: «Me l’ha chiesto, sarò con lui». Sul palco Albertini e Prodi

Sabrina Cottone

La Resistenza non è solo di sinistra. E se quella che può sembrare una banalità storica ha bisogno di essere ricordata ogni anno quando arriva il 25 aprile, Letizia Moratti ha scelto il più semplice dei modi. Niente chiacchiere e un fatto evidente, che parla da sé: sarà in piazza con il papà, Paolo Brichetto, deportato a Dachau , medaglia d’argento per la Resistenza: «Sarò presente con mio padre, lui ha chiesto per la prima volta di esserci e io sarò con lui».
Il corteo partirà alle 14,30 in piazza Oberdan e si concluderà alle 16,30 in piazza del Duomo. Sono attese centomila persone, tra cui il leader dell’Unione, Romano Prodi, ma questa volta più che in passato il desiderio del centrodestra è di evitare che diventi una sfilata di sinistra. E in piazza ci sarà anche una delegazione di Forza Italia guidata dal capogruppo a Palazzo Marino, Manfredi Palmeri. La candidata sindaco della Casa delle libertà lancia un invito alla concordia sulla data che spesso divide più che unire gli animi: «Spero di vedere più tricolori possibili perché il tricolore unisce. Naturalmente ognuno è libero di partecipare con il simbolo che preferisce ma il tricolore è il simbolo di tutti».
Il candidato dell’Unione, Bruno Ferrante, alla vigilia del 25 aprile riapre una polemica da 2 novembre, giorno dei morti, quando il sindaco Gabriele Albertini va in visita ai caduti e, senza fascia tricolore, non dimentica mai di pregare lì dove sono sepolti i morti della Repubblica Sociale. «Se io fossi sindaco non andrei al Campo 10, bisogna dare rispetto ai morti, ma i valori sono cose diverse» ha detto ieri Ferrante durante la commemorazione dei caduti del cimitero Maggiore. Parole accompagnate dall’invito a non protestare contro la presenza in piazza della Moratti, «ad assumere un comportamento civile e composto».
A sorpresa sarà sul palco Gabriele Albertini, che oggi avrebbe dovuto trovarsi a Kabul. «Festeggerò la resistenza contro l’invasione sovietica e contro i talebani» aveva detto il sindaco. Invece un ritardo degli autobus donati dal Comune di Milano - che stanno marciando da Karachi a Kabul più lentamente del previsto a causa dell’inasprirsi dei conflitti nella zona - lo ha ricondotto nei confini della Resistenza italiana, a Milano capitale partigiana, dove le polemiche sono sempre accese. Tentano di spegnerle gli azzurri. «Il 25 aprile è la festa di tutti» dice Giulio Gallera. «Saremo con i milanesi sventolando il tricolore, col pensiero rivolto ai valori della Repubblica, della democrazia e della libertà» spiega Manfredi Palmeri.
Albertini ha spesso lamentato la presenza di troppe bandiere rosse e l’anno scorso ha detto di capire i partiti del centrodestra che avevano deciso di non partecipare al corteo. Quest’anno ci sarà anche Prodi, che intende trasformare la celebrazione in una battaglia per il referendum sulla devoluzione, oltre che il ds Luciano Violante, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che chiuderà dal palco. Protesta il vicesindaco, Riccardo De Corato, di An: «Il 25 aprile purtroppo continua a essere un momento di divisione e strumentalizzazione politica. La ricorrenza nazionale è stata trasformata in una Festa dell’Unità e quest’anno avrà la benedizione di Romano Prodi e Luciano Violante». Si dissocia anche il leghista Roberto Calderoli: «Le bandiere dovrebbero essere a mezz’asta, rischia di diventare la festa d’inizio del regime».