Moratti s’infuria con l’ultrà al bar Adriano fa a botte col cestista in disco

Battibecco mentre il presidente parla con i giornalisti. <font color="#ff6600"><font color="#000000">Il brasiliano </font><a href="/a.pic1?ID=165161" target="_blank"><strong>litiga in discoteca</strong></a><strong> </strong><font color="#000000">con un giocatore di basket</font></font>

Milano - La vera notizia è che l’Inter ha presentato ricorso all’Uefa contro le squalifiche a Burdisso, Cordoba, Cruz e Maicon dopo la rissa di Valencia. Non è detto che l’Uefa l’accolga e neppure che non inasprisca le pene, eventualità che il presidente Moratti scarta augurandosi che prevalga il buon senso. Ma il buon senso non è in vendita, ieri l’ennesima riprova.

Appuntamento classico di fine mattina nel salotto buono della city, Moratti e la stampa. Il presidente sta rispondendo alle domande dei giornalisti, quando sente arrivare dai tavolini del bar di Galleria De Cristoforis qualcosa che proprio non gli garba: «Si tolga lo scudetto di cartone, se lo tolga», gli urla un tizio. Allora Moratti abbandona taccuini e microfoni, e si avvicina al tipo che si presenta così: «Adesso cosa fa, mi vuole picchiare?», sbraita rivolto a Moratti.

Non è difficile incontrare Massimo Moratti, orari e siti sono quelli, a volte basta un minimo di paziente attesa ma poi la notizia il presidente la consegna sempre: Totti, Cassano, Buffon, Ronaldo e Ronaldinho, Messi, Mancini calciatore e Mancini allenatore, e poi ancora Ibrahimovic e Recoba, ieri uno Tsunami prima e dopo l’intervento dell’ultrà al tavolino. Al presidente piace parlare di calcio, ai giornalisti piace chiacchierare con lui, è un cerchio che si chiude e spesso dà il titolo: «Totti è il migliore e ammetto che un pensiero ce lo abbiamo fatto. Cassano? Le qualità ci sono, ma non so dire in questo momento che posizione occupi nella lista degli acquisti possibili. Buffon? La Juve non ha intenzione di cederlo e noi siamo soddisfatti del nostro». Questo è Moratti davanti all’azienda di famiglia in tarda mattinata, difficile che chieda tregua o sia reticente, quello che sa, dice, quello che pensa, lo rende pubblico: «Messi è uno dei tanti sogni ma il Barcellona non vuole privarsi di lui. E non ci sono mire speciali nei confronti del romanista Mancini. Tra l’altro in quel ruolo spero ancora che Figo rimanga. E che Recoba ci ripensi».

Ronaldinho al Milan è un’ombra futura: «Risparmierò i soldi che dovranno spendere le altre per rinforzarsi. Ho una squadra forte». Ma Ronaldo resta un nervo scoperto: «C’è stato un rapporto umano, per questo è difficilmente accettabile quanto è successo». Non manca neppure il tormentone: «Non ho alcun problema a dire che Mancini siederà sulla panchina dell’Inter anche l’anno prossimo. Ibrahimovic? Straordinario e decisivo: da Pallone d’oro». E qui il presidente vorrebbe fermarsi e godersela fino in fondo, quando l’ultrà in giacca e cravatta seduto al tavolino si fa sotto e lo provoca nuovamente: «Sono scostumatissimo, faccio il gesto dell’ombrello e mando a fare in c... Ronaldo. E adesso mi faccia intercettare». Il presidente è parso scocciato, il massimo della sua scortesia, e in un impeto di furia ha risposto: «Se lo metta in bocca il telefono».