Moratti scende in campo: «Voglio il mio stadio»

Rizzi (Commissione sport): «Il presidente nerazzurro faccia chiarezza: è 5 anni che si lavora per rilanciare il Meazza»

Gianandrea Zagato

Abbandonare San Siro è più che un’idea. L’Inter ci sta lavorando, studi d’architettura sono già all’opera e Massimo Moratti avverte Palazzo Marino che «non deve minimamente offendersi se noi portiamo avanti questo progetto».
Ma il presidente dell’Inter, che conferma quanto rivelato da il Giornale, lancia pure un «invito»: «Il Comune si può mettere a disposizione per capire quali sono le nostre ragioni» perché «io credo che nessuno voglia andare via da San Siro, tanto per andare via». «Invito» precisa il patron nerazzurro, «a meno che non siamo in regime dittatoriale».
Annotazione quest’ultima dettata dalla levata di scudi dell’amministrazione comunale, dopo che l’«idea» morattiana di un nuovo stadio a Rogoredo si è trasformata in un «progetto». «Progetto» di chi ben sa, come conferma Moratti, che «un Meazza completato e ben fatto può anche essere interessante» e ben sapendo «che un nuovo stadio può avere diversi ritorni economici, ma prima comporta per le società costi pesanti». Come dire: «Per noi la questione non è da vedersi uno contro l’altro» bensì «è da vedersi come risolvere il problema». Altrimenti? «Certo, se poi si mettono contro di noi, siamo liberi di andare dove vogliamo».
Tutto chiaro: quella del club nerazzurro non è una provocazione ma una volontà concreta, tirare su un proprio stadio. Che è una scelta economicamente pesante e, comunque, con un ritorno economico attraverso tra l’altro lo sfruttamento pieno della nuova struttura. Un impianto tutto nerazzurro, con tanto - per essere chiari - di villaggio sportivo e commerciale nelle adiacenze, da sfruttare quindi al massimo «per avere diversi ritorni economici».
Ipotesi su cui Palazzo Marino preferisce non concentrarsi: «Non c’è alcuno scollamento tra quest’amministrazione e l’Inter. Stiamo lavorando insieme all’Inter e anche all’altra squadra milanese, il Milan, per trovare quelle risorse necessarie a sostenere il rilancio dell’area adiacente allo stadio di San Siro» fa sapere l’assessore allo Sport Giovanni Terzi. Ma il responsabile dello sport della giunta di Letizia Moratti rivela che «si sta, sempre insieme a Milan e Inter, modificando quella concessione del diritto di superficie di San Siro (fissata in 99 anni, ndr) proprio in vista degli Europei del 2012». Traduzione: l’appuntamento calcistico che l’Uefa assegna a Milano non è quindi messo a rischio, come vagheggiato con lo strappo interista. Detto questo però, chiosa Terzi, «Moratti ha tutte le ragioni per cercare spazi alternativi».
E su questo tema, preannuncia Alan Rizzi, sarà «comunque dibattuto nella prossima riunione della commissione consiliare Sport, dove Massimo Moratti è invitato». Guest star che, rimarca il presidente della commissione, deve «mettere sul tavolo le sue carte»: «È infatti da cinque anni che Comune, Inter e Milan lavorano insieme per San Siro. Sessanta mesi spesi per mettere a punto il rilancio dello stadio dei milanesi il cui diritto di superficie viene concesso alle squadre ambrosiane per 99 anni. Se qualcosa è cambiato, be’ Moratti lo dica senza girarci intorno». Parole pesanti come pietre ma, osserva Rizzi, «vuol dire qualcosa se pure le vecchie glorie dell’Inter - da Sandro Mazzola a Giuseppe Bergomi - non sono d’accordo con il loro presidente».
Fin qui note e virgolettati ufficiali. Resta però quel «progetto» di un nuovo stadio da costruire in cinque anni - dopo il 2010, quando scade l’obbligo per l’Inter di rimanere a San Siro - che sugli spalti potrà ospitare fino a settantamila spettatori. Un nuovo stadio che, secondo i consiglieri di maggioranza e d’opposizione di Palazzo Marino, sarebbe davvero di troppo.