Moratti scortica la Juventus Adriano il tormento dell’Inter

La battuta : «Difficile essere più favoriti dei bianconeri». Mancini ironizza: «Vieira? Rigore netto»

Riccardo Signori

Meno nove, freddo cane. Neppure l’Inter fosse sprofondata tra le nevi. Invece è solo sprofondata tra i riflessi molli del suo portiere e i piedi goffi dei suoi attaccanti. Però a Moratti è piaciuta. A Mancini pure. Ed ora sotto a chi tocca, cioè alla Juve. «Più difficile essere favoriti di loro». La battuta del patron presidente va dritta al cuore del problema. Moggi aveva detto che i nerazzurri erano favoriti dagli arbitri. E quelli hanno voluto subito smentirlo. Due partite e gioco fatto. E forse assegnato lo scudetto. Mancini ha fatto di più, rispolverando umorismo a smacco rapido. Dubbio il rigore su Vieira? Macchè! «Era rigore nettissimo». Corradi ne voleva uno? «Se guardiamo bene le immagini, è Corradi che commette un fallo da ammonizione. Altro che rigore!». Sorrisone beffardo davanti alla Tv. E avanti: meglio ridere che piangere. Cosa rimane? Una bella cornice (Inter-Juve di domenica) e poca sostanza. Ma dove volete andare con nove punti di distacco? Moratti ha risposto con tutto l’ottimismo possibile: «È’ sempre importante vincere, sarà un match determinante. È un incontro tradizionale, la distanza rimarrebbe uguale, ma io voglio che la squadra tenti di tutto: con volontà, mezzi, qualità. A Firenze l’Inter ha giocato molto bene, non è stata deludente dal punto di vista del bel gioco e del carattere. È stato deludente solo il risultato».
Tutti i discorsi corrono su un asse d’equilibrio senza la rete sotto. L’Inter cerca la diplomazia, laddove altre volte non c’è stata. Il problema non sono, solo e sempre, le svagatezze arbitrali ma anche l’incapacità nerazzurra a sfruttare tutte le occasioni, quel rimanere sempre ad un passo dal completare l’opera. La squadra gioca bene, però segna poco: butta occasioni come avesse gente con il ferro da stiro nei piedi. Adriano sta diventando un caso: nel 2006 ha segnato due gol e nella stessa partita (contro il Cagliari un mese fa). Il suo giocare esprime goffaggine più che potenza. Zappa sui palloni più che calciarli. Pericolosa controfigura dell’ultimo sbertucciato Vieri. Che sia l’aria di Appiano?
Il tradimento vien proprio dal bomberone. Se l’Inter se ne sta così lontana dalla Juve, c’è già un colpevole identificato. Il Brasile nella crapa, e chissà cosa d’altro (problemi d’amore e altri vizietti giovanili) hanno rovinato la stagione del brasiliano. Mancini lo difende, almeno ufficialmente. Il tecnico crede nelle grandi potenzialità del cannoniere, ma non può cambiargli la testa. Moratti lo carezza. Ma se domenica Adriano non ricambierà... «Il centravanti è importante per una squadra. È quello che ha il compito di segnare, anche se non è detto riesca a farlo sempre. Spero ci riesca domenica, così si rifarebbe». Domenica ricomparirà Martins, che dalla coppa d’Africa non ha lanciato segnali confortanti. Adriano e Cruz hanno bisogno di prendersi qualche pausa. Non certo domenica sera. Recoba, a Firenze, ha mostrato piede centrato. Ed ha posto una candidatura per fiancheggiare Adriano. L’Inter non può più andare a caccia dei punti perduti, ma non può permettersi di lasciarne alcuno alla Juve. Moratti si augura soprattutto che si tratti di partita senza macchia. «Purtroppo si fa l’abitudine alle polemiche. Chiunque è libero di pensare quello che vuole. Però credo che la gara di domenica sarà certamente corretta. Ci si augura sempre partite pulite ed oneste. Sono convinto sarà così».
Sembra la preghiera di ogni domenica di passione calcistica. Si tratti di guardare le malefatte degli arbitri o, nel caso dell’Inter, le malefatte proprie. Parlano gli errori, poi la classifica. Ci vuole gente con la mira giusta. Fors’anche per questa ragione la società continua a tener aperta la porta per Michael Ballack. Il tedescone a cento carati potrebbe regalare personalità e miglior prepotenza offensiva. L’offerta è pronta (4,5 milioni di euro). Per convincerlo, meglio battere la Juve.