La Moratti: via Sgarbi Lui: non faccio la colf

Rottura dopo le polemiche: ritirate le deleghe alla Cultura. Il critico: "Offesa la mia dignità, vado da Berlusconi"

Milano - Milano non ha più quel suo «rissoso, carissimo, irascibile» assessore. Il sindaco Letizia Moratti ha ritirato le deleghe a Vittorio Sgarbi. Licenziato proprio nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. La Cultura avrà presto un nuovo timoniere. Forse il professor Stefano Zecchi o il presidente della Triennale Davide Rampello. «Mancanza di rispetto per la giunta comunale, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini rappresentati nel suo ruolo di assessore e quindi rottura del rapporto di fiducia con il sindaco e con i colleghi assessori», la motivazione ufficiale che suona come una sentenza di condanna irrevocabile per quello che fin dal primo giorno è stato il vero pupillo della Moratti. Perdonato, perdonato e perdonato ancora nelle sue innumerevoli marachelle. Nelle sue uscite balzane, nei suo attacchi ai colleghi, nella sua continua ricerca di qualche oscenità da mettere in mostra. In sintesi nel suo essere Sgarbi. Come l’estate scorsa, quando pose il papa Ratzinger in tanga e calze autoreggenti scolpito da un giovane artista al centro della mostra su arte e omosessualità. Rassegna più volgare che trasgressiva, bloccata dalla Moratti subito dopo la vernice.
A far traboccare la pazienza, le due ultime perle infilate dal più imprevedibile e allo stesso tempo prevedibile degli assessori. A essergli fatale ancora una volta il mondo gay. La rassegna teatrale sull’omosessualità è fatta votare alla giunta sotto il titolo Amori possibili. Una bravata. E anche raccontata con sfrontatezza ai giornali. Una «presa in giro» che sindaco e assessori non hanno proprio mandato giù. Così come le urla di giovedì scorso ad Anno zero di Michele Santoro. «Non faccio la colf, ora vado da Berlusconi», la reazione del critico a cui va riconosciuto il merito di aver miracolosamente moltiplicato le mostre e soprattutto i visitatori sulla piazza di Milano che negli ultimi anni (o forse decenni) languiva in uno stato quasi vegetativo. Nel 2007 i biglietti staccati sono stati 550.832, contro i 381.360 dell’anno precedente. «Mancanza di rispetto nei confronti della giunta? Semmai una mancanza di rispetto della Moratti nei miei confronti e nei confronti del lavoro compiuto», si difende il critico. «Ora vado a Roma, vado da Berlusconi a fargli presente la grave aggressione portata nei miei confronti. Il sindaco Moratti è stato eletto anche con i miei voti e deve rispondere della maggioranza che la sostiene». In vista, lascia intendere lui, un posto da sottosegretario. «Con Sandro Bondi - assicura anche se è difficile credergli - ho ottimi rapporti». Oppure, come senza molto tatto aveva annunciato qualche tempo fa occupando lo stesso posto a Milano, la poltrona di assessore alla Cultura del Comune di Roma nella giunta di Gianni Alemanno. La delibera sul teatro gay? «Sono osservazioni di nessuna rilevanza e incomprensibili rispetto a una delibera fatta per eliminare ogni polemica a riguardo. L’ho presentata in quel modo proprio per eliminare le polemiche e per evitare che si affermasse l’orgoglio gay. Mi sarei aspettato piuttosto le critiche dell’Arcigay invece che quelle del sindaco e della giunta». Anno zero? «Non si può rimproverare a me quello che Berlusconi, Bossi, Maroni e Castelli avrebbero detto al mio posto. Dopo tutto, ho anche difeso un illustre cittadino milanese come Umberto Veronesi che veniva ignobilmente insultato. Mi sarei piuttosto aspettato un ringraziamento. Se il sindaco di Milano non capisce lo spirito del Popolo della libertà, allora si pone un problema politico». E ora? «Mi occuperò del nulla».