Moratti si arrabbia col Milan «Scordatevi il nostro Ibra»

È guerra fredda: «L’intervento di Ancelotti non azzeccato». Mancini: «Rompono le scatole da agosto»

da Milano

È stata festa per tutti e anche per Massimo Moratti che ieri ha provato l’ebbrezza della panchina. Partita in diretta accanto a Mancini, il tanto per consigliargli l’impiego di Recoba, magari sbollire rabbie e guardare ancora una volta Ibrahimovic negli occhi, un altro che ieri ha chiesto di sedere sulla panca anziché in tribuna. Pazza Inter in tutti i sensi, il cielo ha avuto clemenza, raccolta di cuori anonimi sulle tribune e gente famosa sul campo, la festa è stata ricordo (i filmati di Facchetti e Prisco, gli ex delle Inter più grandi seduti in platea), mozione di sentimenti, qualche addio, meravigliosa esperienza per i ragazzi della Primavera e i pulcini, campioni d’Italia pure loro. Sguardi furtivi a vedere come si comportavano Adriano, Recoba, Ibra, guarda caso quelli che se ne sono andati via prima, ancor prima che Moratti parlasse al suo popolo, Mancini ringraziasse, Ligabue chiudesse il concerto della gente famosa: da Elio a Bertolino, da Vecchioni a Paolo Rossi. Tutti vestiti della maglia del centenario, bianca con croce rossa, lo stemma antico di Milano, e scritta blu sul retro, divisa ufficiale con la quale debuttò la società che allora si chiamava Ambrosiana: l’anno prossimo sarà la divisa da trasferta.
Stesso refrain per tanti, pensiero fisso cantato dalle tribune: «Vinciamo senza rubare». Si sono sprecate le battute, qualcuna pesante, la gran parte burlesche, ha dato il via Paolo Bonolis che ha condotto lo show del dopo partita. «Questo è stato un campionato regolare». Matarrese ha consegnato le medaglie e la coppa dei vincitori, ma s’è preso i fischi nonostante l’accodarsi al ritornello che tanto piace alla gente nerazzurra: «Questo scudetto pulisce tutto il calcio italiano». Materazzi s’è presentato allo show vestendo un abito bianco. «Simbolo di pulizia», ha sottolineato lui.
Facce allegre, tra le nubi. La guerra fredda con il Milan ha preso forma sugli striscioni («Non c’è coppa campioni che cancelli la B e le penalizzazioni»), ma pure nelle parole di Moratti indispettito dal caso Ibrahimovic. Il gran monellaccio è stato fischiato e applaudito e si è difeso dicendo di non esser stato capito nella intervista scandalo. «È stato tutto esagerato». Senza fare passi indietro su Moggi. «Quando una persona mi rispetta, io la rispetto. Ho detto che all’Inter ci vorrebbe uno come lui. Qui l’organizzazione è buona, ma si può fare meglio». Oppure basterebbe non litigare con i dirigenti, come gli è capitato un paio di mesi fa quando ha chiesto nove milioni di euro di stipendio.
Ci si è messo anche Ancelotti con i suoi ammiccamenti e Moratti non ha gradito. Ieri li ha rispediti al mittente. «Lo stimo, ma quella battuta poteva risparmiarsela. È stato un intervento non azzeccato». Non solo: «Anche troppo sottolineato dai media. Non so quello che c’è di vero». A quel punto ha rischiato di veder allungare il naso (il procuratore di Ibra ha davvero telefonato al Milan), ma ha convenuto che questi guai capitano a chi possiede grandi giocatori. Senza negarsi la stilettata. «Certo, capita: ma loro del Milan conoscono di più i media. Io mi sono abituato». Avrebbe risolto così il caso Ibra, se non fosse che quello è miele giornalistico. L’interessato non ha detto con decisione: resto all’Inter. Però Moratti ha spiegato che così sarà: «Ha un contratto». Ed ha preferito tornare a quell’intervista studiata per rovinare la festa nerazzurra. «Ibra è un bravissimo ragazzo, caduto in un’imboscata. C’è stata pochissima eleganza da parte di qualcuno che ha confermato i suoi modi di fare». Il riferimento a Moggi non era per nulla casuale. Tesi firmata da Vieira e Materazzi («Però anche Ancelotti ha fatto peggio dello striscione di Ambrosini»), confermata da Mancini con postilla sul caso Ancelotti: «Hanno cominciato a rompere le scatole a inizio stagione, dovevano chiudere in bellezza. Ma Ibra è un gran giocatore, e resterà qui a lungo». Nei discorsi di Moratti è perfino spuntato il nome di Shevchenko. Ma solo per dire: «Sheva è del Chelsea, non più del Milan. Un po’ come è successo per Ronaldo, arrivato via Real». Idea di uno sgarbo di mercato al Milan? Mah! Per ora una sola certezza. Niente superderby: «Non mi sembra il clima giusto». Meglio la guerra fredda.