Moratti si ribella ma la Melandri insiste «Un cattivo esempio»

Attacco e controattacco a tutto campo. Moratti e Melandri diventano i duellanti di una partita fra poveri, nel senso di perdenti. Inter fuori, calcio dalla brutta faccia. Ma non solo quello italiano, come dice la signora che mercoledì ha bacchettato («Spettacolo mortificante»). Ieri il patron nerazzurro ha risposto prima di ritrovarsi a sopportare un altro schiaffo. Far west, polemiche e delusione si sono mischiate nel ritorno al futuro dell’Inter. Moratti e Mancini si sono parlati mercoledì ed hanno tirato le conclusioni. Moratti quelle politiche, Mancini quelle di campo.
Il presidente non ha gradito l’idea di un pugno di ferro Uefa che non distingua troppo fra aggressori ed aggrediti, ed è tornato alla Melandri: «La reazione forse è stata un po’ eccessiva o forse è stata riportata male dai media. Secondo me non teneva conto della situazione, di quanto avvenuto: era un po’ troppo autocritica italiana. Il peso delle dichiarazioni di un ministro è notevole anche in ambito internazionale. Non ci aiutava».
Poteva esser chiusa lì, se la signora non avesse raddoppiato la dose: «Mi spiace che il presidente trascuri il fatto che la mia valutazione su quanto avvenuto a Valencia, e che confermo, tiene ampiamente conto della situazione di quanto successo». Rivendicazione conclusa da uno spot: «Proprio nel momento in cui Governo e Parlamento stanno impegnandosi per prevenire i fenomeni di violenza, è ragionevole attendersi altrettanto dai club e dai giocatori. Ed è lecito chiedere fair play anche nei momenti in cui si è vittime di atteggiamenti antisportivi».
Il tutto aggiunto alla delusione dell’eliminazione. Ora tanti a domandarsi: ma vale davvero questa Inter? Moratti non ha dubbi: «Non cambia la valutazione della squadra, che si è dimostrata fortissima. Abbiamo perso da un avversario meno forte di noi, ma che ha indovinato le due partite, soprattutto a Milano, e quindi ci ha messo in una condizione di difficoltà nel ritorno». Chi ha sbagliato? Un po’ tutti. Mancini ha analizzato e si è sentito messo al muro dalla partita di Stankovic, dalla diserzione sul campo di Maxwell, e in parte di Maicon, dalla fragilità di Dacourt, da un errore di Cruz. Ibrahimovic si è assunto le colpe di un fallimento e Moratti lo ha assolto: «La colpa non è mai di uno. A Ibra non sono riuscite certe giocate, ma dicendo così ha dimostrato di avere carattere».
L’allenatore invece ha fatto i conti con il tapiro. Burdisso si è allenato con occhio nero e naso più sgonfio. Però Marchena gli ha mandato a dire: «Se l’Uefa mi squalifica è un’ingiustizia, le vittime siamo noi. È stato Burdisso ad iniziare». I conti mercoledì, ora tutti faranno i conti con il derby. Adriano dovrebbe essere arruolabile(ma Dunga non lo ha convocato per il Brasile). Moratti vede un Inter-Milan meno incentivante. «Ma serve rispetto per il derby. Spero che i giocatori capiscano». Mancini penserà al resto in attesa di firmare il contratto. «Non è ancora successo», ha garantito il presidente. «Non credo passerà molto tempo, ma tutti sanno che la cosa continua: non cambia niente». «Cosa» intesa come convivenza con il tecnico. L’altra «cosa» sarà il ritrovarsi davanti Ronaldo. Ronie se l’è cavata dicendo di voler ancora bene a Moratti. Per ora al patron non sono rimasti che un sorriso e una battuta: «Allora me lo dimostri nel derby». Bene, ma qualcuno dovrà pur segnare gol per l’Inter.