La Moratti smaschera in tv il passato di Pisapia

L’affondo di Letizia: "Rubò un veicolo, poi il reato venne amnistiato". L’avvocato sporge querela: "Sono stato assolto". Secondo i giudici il mezzo sarebbe dovuto servire per un sequestro di persona e un pestaggio

Milano - I parenti uno non se li sceglie, ma gli amici quelli sì. E l’avvocato ultrarosso Giuliano Pisapia, candidato dal centrosinistra a sindaco di Milano, non c’è dubbio che, almeno in gioventù, preferisse quelli dalla testa calda. E le mani pesanti in una città che durante gli Anni di piombo vide spesso il selciato allagarsi di sangue innocente. Un passato emendato da una brillante carriera da avvocato penalista e una manciata di anni da parlamentare con Rifondazione, ma ricordato da Letizia Moratti durante il faccia a faccia di ieri a Sky Tg24 con il direttore Emilio Carelli. Il veleno proprio all’ultimo minuto, quando la Moratti ha ricordato che «la Corte d’Assise ha giudicato Pisapia responsabile del furto di un veicolo che sarebbe stato usato per un sequestro e un pestaggio. Poi il reato è stato amnistiato». Immediata e furibonda la reazione di Pisapia: «Queste sono cose che non accetto - ha detto rifiutando la stretta di mano finale - È una calunnia di cui risponderà, una cosa vergognosa». Appena uscito dagli studi spiega di essere stato «vittima di un errore giudiziario, riconosciuto da una sentenza che mi ha assolto per non aver commesso il fatto, quando ancora c’era addirittura la formula dell’insufficienza di prove». Poco dopo arriva anche l’annuncio di una querela alla Moratti per «diffamazione aggravata». Citando una sentenza della Corte d’Assise che dichiarava il reato estinto per amnistia nonostante la quale, però, Pisapia presentò una appello accolto dalla Terza Corte d’Assise d’Appello di Milano che nel 1985 lo assolse «per non aver commesso il fatto».
Sentenza passata in giudicato e che monda Pisapia del reato, ma non cancella azioni e frequentazioni di quegli anni. Tanto per capire, il reato su cui si sono dovuti pronunciare più magistrati (con diverso esito) risale alla sera del 19 settembre 1977, quando una pattuglia di vigili urbani fermava un furgone che «procedeva sobbalzando per poi fermarsi al centro dell’intersezione fra piazza Trento e via Crema». Il conducente fuggiva, ma veniva arrestato poco dopo e identificato in Massimiliano Barbieri. A raccontare quella serata sarà, qualche anno più avanti, Roberto Sandalo, terrorista soprannominato «Comandante Franco» e arrestato il 29 aprile del 1980. Dopo la militanza in Lotta continua a Torino, dove faceva parte del feroce «servizio d’ordine», aderì a Prima Linea partecipando a diversi attentati terroristici. «Solo a due anni e mezzo dal fatto - si legge nella sentenza - Sandalo ha confessato di avere partecipato a quel furto con Barbieri, Donat Cattin (Marco, meglio conosciuto in Prima linea come Comandante Alberto, ndr) e con il concorso organizzativo di Pisapia e Trolli, in vista di un successivo sequestro di persona da compiere in danno di William Sisti, noto dirigente del gruppo milanese dell’Mls». Una faida tutta interna all’estrema sinistra visto che Mls era il Movimento dei lavoratori per il socialismo, il più stalinista tra i gruppi dell’estremismo, il cui leader al liceo Manzoni era un altro nome assai noto: quello Stefano Boeri, oggi architetto di fama e candidato del Pd alle ultime primarie del centrosinistra a Milano proprio contro il vendoliano Pisapia. Primarie perse, con Boeri che oggi è il capolista del Pd, in corsa per un posto in consiglio comunale. Anche lui fu processato e prosciolto grazie all’amnistia per l’aggressione, nel 1975, all’esponente di Avanguardia nazionale Antonio Braggion che esplose un colpo e uccise Claudio Varalli. Boeri fu assolto, ma i giudici parlarono di «un’aggressione improvvisa, rapidissima, premeditata e violentissima» ai danni del neofascista. Dieci contro uno erano gli estremisti di sinistra. Finirono tutti a processo per lesioni aggravate, danneggiamento e porto abusivo di armi improprie, ma furono salvati dall’amnistia.
Tempi di cuori neri e spranghe rosse. Passati, ma difficili da dimenticare. «La mia - spiega la Moratti - è stata una valutazione politica che voleva mettere in evidenza come Pisapia abbia una storia diversa dalla mia. Non si può certo definire un moderato». Un attacco eccessivo? «E quando vengo accusata di essere asservita ai poteri forti - risponde la Moratti rimproverando a Pisapia un altro passaggio del faccia a faccia - o di essere serva di un padrone, questo forse è leale? Essere accusata di asservimento ai poteri forti senza dire quali, non è forse una bassezza?».
In serata arrivano però le critiche di Bossi: «Io non l’avrei fatto, tanto non ci fa guadagnare voti. È illusorio, la gente vota secondo le idee che si è già fatta». Mentre dai microfoni della Zanzara su Radio24, ecco la reprimenda di Milly Moratti, in corsa con Pisapia: «Mia cognata è stata scorretta e in più disinformata. Pisapia ha fatto bene a non stringerle la mano, basta gesti formali». Dissente il sottosegretario Daniela Santanchè: «Non mi unisco al coro di sdegno contro Letizia Moratti: ha detto una cosa vera, ancorché incompleta. Ciò non cancella, anzi dimostra, che la storia politica e personale di Pisapia è incompatibile con la carica di sindaco di Milano».