La Moratti sola nello smog: ora ci ripensi

Fermare il traffico domenica prossima non serve a eliminare lo smog. Allora che senso ha un divieto che è solo un provveidmento di facciata? Ma il sindaco di Milano è ancora in tempo per ripensarci...

Caro sindaco Letizia Moratti: e se ci ripensasse? Che senso ha continuare a tenere la città di Milano iscritta al club degli ecosequestratori del 28 febbraio, quando con tutta evidenza la già discutibile iniziativa dello stop alle auto per 12 ore si sta trasformando, giorno dopo giorno, in pura finzione? Prima le   migliaia di deroghe per chi deve raggiungere lo stadio. Poi le esenzioni (sempre a migliaia) per tutto il comparto della moda. Ieri l’ultimo schiaffo: 132 comuni dell’hinterland hanno risposto picche al blocco. 132 porte chiuse in faccia al vano esercizio di svuotare il mare dell’inquinamento della Pianura Padana con il cucchiaino della domenica ecologica allargata.

Appena due sindaci milanesi (di sinistra, fatalità) stanno con lei. E quello che appariva come un velleitario tentativo si può ora tranquillamente liquidare come una beffa: tutto intorno alla città romberanno i motori come prima, più di prima. Si arrenda, signora: è circondata. Sono circondata comunque, risponderà lei: da norme assurdamente restrittive e da magistrati ansiosi di chiedermi conto del loro mancato rispetto. È vero, sappiamo che è stata la disperazione a indurla a cedere alle lusinghe del suo collega di Torino, Sergio Chiamparino, e a lanciare con lui la carica dei cento sindaci anti smog. Titoloni sui giornali: il Nord Italia si ferma.

Applausi politicamente corretti. Pochissime stecche nel coro delle anime belle. Una è venuta da questo giornale. Con un certo vigore, abbiamo fatto presente che tale paralisi volontaria non solo era perfettamente inutile, ma anche alquanto dannosa sul piano economico, andando a colpire stazioni sciistiche, città d’arte, ristoranti, outlet. Ci eravamo dimenticati la moda, ma abbiamo visto che il piccolo particolare non è sfuggito al suo occhio attento. Come al solito siamo stati coperti di contumelie. Poiché non ci siamo allineati al pensiero unico, ci hanno chiamato delinquenti. La cosa divertente è che i pasdaran dell’ecologismo sono i primi a darci ragione nel merito: la domenica a piedi è un sacrificio vano, che non serve a migliorare la qualità dell’aria.

Eloquente la prosa di Luca Bonaccorsi, il direttore di Terra, uno che si firma Hulk e che, per tenere fede al suo soprannome da energumeno, non si è risparmiato negli epiteti nei nostri confronti. Eppure scrive: «Lo sanno anche i sassi che la soluzione dell’inquinamento non è fermare le auto un giorno. Ma da qualche parte bisognerà pur iniziare». Insomma, è inefficace ma si fa lo stesso. Così, per sentirci buoni e mostrare al mondo che ci muoviamo. Anzi, che stiamo fermi. Signora Moratti, possiamo immaginare il suo disagio a mescolarsi con gente che ragiona così. Coraggio, scappi: tornare sui propri passi non sempre è manifestazione di debolezza. Spesso, anzi, è prerogativa dei saggi.

Si sfili da quella compagnia di giro e revochi l’ordinanza. Anche il meteo è dalla sua parte: una serie di perturbazioni atlantiche hanno contribuito ad abbassare la soglia delle famigerate polveri sottili. E pioverà anche venerdì, allontanando ancora un po’ gli avvisi di garanzia. Ne approfitti: tolga il blocco, raduni i suoi uomini, imponga controlli più severi sulle caldaie (fonte di inquinamento assai più pericolosa delle vituperate automobili) e magari apra il fronte della revisione dei limiti delle polveri, impossibili da rispettare. Ci troverà al suo fianco.