Moratti: "Squadra nella storia". Ibra: "L'anno prossimo vinciamo tutto"

Il patron nerazzurro confessa di averlo sentito come "un dovere" quello
di fare in modo "che questa squadra potesse entrare nella storia del
calcio. Se ci sono riuscito lo devo ai giocatori, agli allenatori, ora
a Mourinho, alla società e alla squadra". E non si può fare a meno di
parlare di Ibrahimovic, campione decisivo che i tifosi temono di perdere

Appiano Gentile - Il patron nerazzurro confessa di averlo sentito come "un dovere" quello di fare in modo "che questa squadra potesse entrare nella storia del calcio. Se ci sono riuscito lo devo ai giocatori, agli allenatori, ora a Mourinho, alla società e alla squadra". E non si può fare a meno di parlare di Ibrahimovic, campione decisivo che i tifosi temono di perdere. "Quello di Ibrahimovic - sottolinea Moratti - è sicuramente anche quest'anno un volto importante dello scudetto. Adesso ce lo godiamo, per stasera la paura di perderlo non c'é". Pazienza, poi, se a tanta gloria manca la Champions: "In questo momento - dice sorridendo Moratti - non me ne frega niente - Credo che anche quella arriverà quando sarà il momento, quando avremo imparato a gestire meglio l'emotività e troveremo un po' di fortuna". Nel momento della festa Moratti non se la sente di trovare anche un solo difetto alla stagione nerazzurra, né di fare la graduatoria dello scudetto più bello: "Sono tutti belli - dice - ognuno ha la sua caratteristica". Quella che parte in pullman per Piazza Duomo a mezzanotte, è una squadra non con 'zero titoli, ma con tanti titoli. ''Certi ricordi negativi ti spingono a fare bene, in questi anni è stato tutto utile, comprese le umiliazioni. Quello che è importante - conclude Moratti - è che le ragioni di quelle delusioni ormai sono state rese evidenti".

Ibra: "L'anno prossimo vinciamo tutto" I tifosi temono che Zlatan Ibrahimovic possa lasciarli, ma nel momento della festa lo svedese invece promette: "L'anno prossimo vinciamo tutto". Da parte sua José Mourinho si è un po' defilato: "Sono un po' arrabbiato perché la squadra, che secondo me doveva andare a letto, ha deciso invece di prendere il pullman e andare fino a Milano. Ma capisco questa loro voglia di festeggiare. Io da parte mia non mi sento ancora un simbolo dell'interismo, per questo c'é ancora tanto da lavorare. Vedremo di farlo l'anno prossimo".