Moratti, su Calciopoli guerra aperta a Della Valle: «Non devo spiegare nulla»

Massimo Moratti non lascia in attesa il suo (vecchio o ex?) amico Diego Della Valle. Il presidente dell’Inter ha infatti detto la sua a proposito delle lettera aperta che il patron viola gli aveva scritto giovedì. In sostanza l’imprenditore marchigiano chiedeva un confronto al suo collega nerazzurro per poter parlare in tutta franchezza di quello che è accaduto cinque anni fa. In particolare Della Valle vuole sapere come mai due società «amiche» abbiano subito all’epoca trattamenti così diversi rispetto ai fatti di Calciopoli. La risposta la conosciamo, semplicemente allora la condotta dei nerazzurri non era considerata degna di essere messa sotto inchiesta. Oggi invece (pagina 57 della relazione del Procuratore della Federcalcio Stefano Palazzi), se ne sa un po’ di più: «Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo, intercorsi fra il Presidente della società Internazionale F.C., Giacinto Facchetti ed entrambi i designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, fra i cui scopi emerge, fra l’altro, il fine di condizionare il settore arbitrale».
Moratti risponde in maniera piuttosto seccata, continuando a mantenere la condotta sua e della sua società ben distante da quella delle squadre che furono coinvolte. Intercettato dai giornalisti in attesa sotto gli uffici della Saras, alla richiesta di un parere sulle parole del dirigente viola, il patron rilancia: «Veramente è un tipo di domanda che vorrei fare io a lui o a loro, quella di cosa è successo a Calciopoli. Comunque a proposito della sua buona volontà, se è buona volontà, per il momento devo dire che non ho risposte da dare, perché mi sembra che quello che mi pesa di più sia ancora tutto quello che è successo allora contro di noi, quindi non vedo che tipo di giustificazione possa trovare io da quel punto di vista, ma il contrario. Per il resto non voglio giudicare il tono, che non mi è piaciuto per niente».
Il riferimento al tono è ovviamente dovuto al passaggio della lettera in cui Della Valle parla di «reputazione personale» di Moratti. A quanto pare comunque il numero 1 nerazzurro non ha nessuna intenzione di accettare l’invito a sedersi intorno ad un tavolo per parlare e spiegarsi e declina con una battuta: «A quel tavolo, penso, che si divertiranno molto di più a sedersi tra di loro per una rimpatriata. Io sarei noiosissimo, penso».
Insomma, chi riteneva che dopo la decisione del Consiglio federale di lasciare lo scudetto '06 all'Inter si fosse messa la parola fine ad una querelle che dura da cinque anni si sbaglia. A cercare di mediare le posizioni si candida il presidente Figc Giancarlo ponziopilato Abete, sostenendo che la Federcalcio è pronta a fare la sua parte «per arrivare ad un chiarimento» e «per favorire il ritorno di un clima di serenità» tra i club di serie A prima dell’inizio del prossimo campionato. In questa frenesia da carteggio, dopo la lettera aperta di Della Valle tocca ad Abete scrivere al presidente della Lega di Serie A, Maurizio Beretta, sulla proposta del patron viola per un confronto aperto sul dopo Calciopoli.