Moratti tifa Napoli ma perde il «Pazzo»

I casi del pallone: questa Inter, in Champions, ha già fatto più punti di quella che vinse il Triplete (2 punti). E meno di quella dell’anno passato (4 punti) subito abiurata da Moratti, che non poteva veder Benitez. Moratti presidente troppo tifoso, quindi da non ascoltare, ha raccontato l’ex tecnico. Niente di nuovo, ovvio che un presidente tifoso non vada ascoltato. La razionalità non va d’accordo con il tifo. Però il presidente-tifoso questa volta ha avuto un barlume di illuminazione feconda e si è sbarazzato in tempo di Gasperini, affidandosi al saper vivere calcistico di Ranieri. E, per ora, è soddisfatto, gli ha concesso l’onore delle armi. «È partito molto bene, servivano risultati, dunque avanti così». E vai con il gol.
Questa Inter realizza a dispetto delle sue miserie. Ed è un buon segno: festival di reti e di attaccanti. Non ce n’è uno del quale non ti fideresti. L’unico che poteva steccare è stato rifilato al Napoli: si legga Pandev e si pensi che sabato dovrebbe essere della partita. Appunto Inter-Napoli. Moratti finalmente potrebbe sfregarsi le mani, salvo non scontare la legge del contrappasso. Il patron nerazzurro, per il vero, aveva tentato il colpo facendo la corte a Lavezzi, ma De Laurentiis non c’è cascato. Oggi, fra i due presidenti, sono tutte rose e fiori. Commedia o realtà? A sentir Moratti, realtà. Ieri è stato molto chiaro: «Ho fatto tifo per il Napoli in Champions, squadra nuova, ha entusiasmo, De Laurentiis è vivace e simpatico, dunque auguro a tutti loro il meglio». No, non è impazzito: chiaro che lo scaramantico patron-tifoso non si astrae dall’ideologia del gufo. Ma forse si fida di più dei suoi attaccanti, anche se Pazzini rischia di star fuori: distorsione alla caviglia sinistra, pur con qualche speranza di rimettersi in tempo. Per assurdo, l’Inter teme molto più per i centrocampisti. Forse tornerà Stankovic, Sneijder accenna a improvvisi miglioramenti: se non gioca, perde la convocazione in nazionale.
Tanto per non staccarci da paragoni arditi, anche l’Inter del Triplete realizzò dieci reti nelle prime sei partite tra campionato e Champions: passò da uno zero a zero con il Barcellona, ne segnò nove in campionato. Quella di Ranieri ha fatto tripletta in Champions e 7 gol in campionato, tre a Bologna. Quella di Benitez arrivò a 14 reti (6 in Champions e 8 in campionato): partenza da buone speranze, salvo i dispetti interni che portarono al ribaltone. Ecco, il conto dei gol e la scansione dei goleador (2 Pazzini con 5 presenze, 1 Forlan con 4 presenze, 3 Milito e 6 presenze, 1 Zarate e 5 presenze ma solo 218 minuti giocati) dice che questa Inter è molto più credibile in avanti di quanto lo fosse quella dell’anno passato, che mollò Balotelli e fu costretta ad acquistare Pazzini in gennaio.
Oggi l’Inter è squadra soprattutto quando riesce ad innescare i suoi punteros, tutti di lingua latina: tanto hanno segnato, molto hanno sbagliato. Valgono ogni tipo di passione: il furbo Zarate, il tutto fare Forlan, il rapinatore Pazzini e il goleador totale che poi è Milito. Mai, come quest’anno, l’Inter è riuscita a mettere insieme un mosaico per tutti i gusti. Quella del Triplete aveva il miglior Milito e il miglior Eto’o, oltre al Balotelli in fiore. Poi c’era Pandev, vabbè. Quella passata ha avuto bisogno di essere rinforzata, perso Balotelli. Questa poteva chiamare Tevez o Lavezzi, ma ha rimediato con Forlan e Zarate. Rischiano di essere la sua forza. Sarà il Karma (Ranieri docet) della squadra: segnare è facile, evitare gol molto più difficile.