Moratti: tregua scudetto E Milito per tenere Ibra

Il procuratore dello svedese: "Via soltanto se la società lo cede".
Accordo raggiunto con l’argentino, Acquafresca offerto al Genoa

«Se oggi non ci sono i presupposti per un addio non vuol dire che non ci potranno essere in futuro - ha dichiarato Mino Raiola, procuratore di Zlatan Ibrahimovic in un’intervista concessa a Radio Radio -. Se dovesse arrivare un’offerta da un altro club, non sarà una questione di soldi ma di scelta sportiva. Se avesse voluto andarsene avremmo già messo le carte sul tavolo - ha precisato il procuratore -. Ma se va via dall’Inter è solo perché la società ha deciso di venderlo. Sappiamo che fa clamore parlare di Real Madrid e Barcellona ma Ibra ha un contratto che lo lega per altri tre anni e mezzo e non ha un potere unilaterale per potersene andare quando vuole. Qualsiasi squadra lo voglia ingaggiare deve trovare un accordo con Moratti che ha già detto di non avere alcuna intenzione di cederlo. Quindi non è sul mercato. Ibrahimovic ama la maglia dell’Inter, anche se questo non vuol dire niente perché ha amato anche le maglie della Juventus e dell'Ajax e ha sempre detto che quando arriverà una proposta interessante la valuterà».

Un intervento che sembrerebbe escludere una partenza immediata lasciando però aperte finestre ovunque, con Moratti che deve essersi fatto sentire a vari livelli, con i tifosi e con lo stesso Raiola che ha anche preso atto dei rapporti riallacciati fra Mourinho e Maxwell, altro suo assistito, con un contratto fino al 2013 che porta l’ingaggio del brasiliano a 4 milioni a stagione. E in una nota apparsa sul sito ufficiale anche la Curva Nord ha preso le distanze: «Chi fischia Ibra non è un tifoso, non abbiamo indotto nessuno a comportarsi in quel modo».

Intanto Ibra è a Malmoe, Mourinho gli ha concesso quattro giorni di permesso perché squalificato a Verona, ma continua a non aver fondamento alcuna voce che ufficializzi un’offerta rivolta a Moratti, e non solo perché le dichiarazioni attribuite a Drenthe non ricevono credito («...tutto lo spogliatoio del Madrid lo sa, arriva Ibra»), ma soprattutto perché Ibra al Real non piace.

La dichiarazione è di Florentino Perez, unico candidato alla successione di Ramon Calderon. Il Real è nel caos, elezioni il 14 giugno, altri tre pretendenti, Juan Onieva, Martinez Bravo e Eduardo Garcia ma nessuno in grado di coprire i 57 mln previsti dallo statuto della società per la carica di presidente. Florentino Perez ha i requisiti per ottenere le necessarie fidejussioni bancarie ma oltre a questo esborso non può pensare di spadroneggiare sul mercato europeo, un segnale è l’imbarazzo verso i soci per il caso Cristiano Ronaldo. Il portoghese aveva raggiunto un accordo con Calderon, ma l’ingaggio di 10,5 milioni a stagione sfora il tetto imposto da Raul e dal suo stipendio inferiore ai 6 milioni, una grana che Florentino Perez deve risolvere uscendone con meno danni possibili. A Madrid si continua a vaneggiare attorno a Kakà e Cesc Fabregas, 70 milioni la richiesta dell’Arsenal.

Ibra sembra blindato al di là dei suoi meriti e Moratti gli ha promesso di intervenire pesantemente sul mercato per costruirgli attorno una squadra ancora più competitiva. L’accordo con Diego Milito è stato raggiunto con un quadriennale a 4 milioni a stagione, ora Preziosi deve dettare le sue condizioni. L’Inter offre metà cartellino di Robert Acquafresca e il prestito del portiere dell’Under 21 Emiliano Viviano, più una decina di milioni cash. Saltata l’operazione Thiago Motta, già scartato a suo tempo dal Milan, Moratti ha fatto sapere a Preziosi che non intende ingaggiare il brasiliano, avviata invece la trattativa per portare Gaetano D’Agostino a Milano, il 27enne centrocampista basso dell’Udinese consentirebbe a Esteban Cambiasso di tornare a un ruolo più avanzato.