La Moratti visita il tassista in coma Il criminologo: violenza che fa paura

Il sindaco va in ospedale a trovare l’uomo ridotto in fin di vita da un
passante: "Sono sgomenta". Due mesi fa il caso della filippina uccisa
di botte da un pugile

Il sindaco Letizia Moratti in serata si è recata al Fatebenefratelli in visita al tassista massacrato in largo Caccia Diminioni, e si è detta «sgomenta» per l’accaduto. Ma l’intera città è sotto choc, di nuovo turbata da un tale scoppio di violenza incomprensibile.
Uscire di casa per andare a lavoro e incontrare uno sconosciuto nato all’altro capo del mondo che ti uccide - letteralmente - di botte e calci. Senza alcun motivo. Oppure investire un cane, senza colpa. Fermarsi, chiedere perfino scusa, e ritrovarsi in coma in un letto d’ospedale. Succede a Milano. È successo ad agosto a una incolpevole filippina in viale Abruzzi. Ed è accaduto ieri al tassista che si è visto spuntare all’improvviso davanti un cagnolino sfuggito ai proprietari. L’ha ucciso purtroppo, si è fermato per accertarsi dell’accaduto e scusarsi. Ma è stato ridotto in fin di vita dal cognato della padrona di quel cane.
Ma cosa ha trasformato Milano in una polveriera? Cosa provoca queste esplosioni di violenze assurde e immotivate? Ernesto Savona, ordinario di Criminologia all’Università Cattolica, non crede all’aumento del tasso di violenza: «Sono storie di ordinaria violenza - assicura - in base ai dati statistici in nostro possesso possiamo dire che non c’è un aumento di casi del genere». «Episodi del genere - assicura - non accadono più spesso che in passato o in altri luoghi, ciò che cambia tutto sono i media, che ingigantiscono l’effetto di queste vicende, che hanno un effetto moltiplicatore e fanno scattare campanelli d’allarme. Col risultato che la paura genera nuova violenza. Chi guarda la tv ha l’impressione di stare sull’orlo di un vulcano». «Il fatto di ieri - riflette - è il contraltare di quel che è accaduto ad Avetrana. Ci si sente insicuri per strada, e preoccupa la violenza in famiglia, questa sì in aumento». Ed ecco che si genera altra violenza: «Le mogli degli altri tassisti - continua il professor Savona - consiglieranno ai mariti di girare armati, e questo produrrà altre conseguenze». E in queste condizioni non sorprendono neanche coloro che assistono senza intervenire: «Questo comportamento, il non intervenire e magari il non chiamare neanche la polizia - riflette Savona - fa parte di un generale calo del senso civico, e si innesta sulla paura di essere coinvolti».
Eppure gli esperti continuano a ripetere che la violenza è il calo, che Milano è più sicura: «Negli anni Settanta sì che si respirava un clima di violenza - osserva Savona - una violenza particolare». Violenza politica, però, allora, rivestita in qualche modo da deliranti motivazioni ideologiche e politiche. Oggi quella molla non c’è più: «Oggi - spiega il professore - viviamo in condizioni di ottima incertezza. I giovani in particolare soffrono per la scarsa progettualità, per le condizioni di precarietà lavorativa e abitativa. C’è una nevrosi accentuata, una condizioni di insicurezza a cui possono agganciarsi esplosioni contro le altre persone. Viviamo tutti - spiega - in condizioni di maggior vulnerabilità che in passato». E la vulnerabilità aumenta per la solitudine, per la scomparsa, o la debolezza, dei tradizionali punti di riferimento: «La scuola, la famiglia, la parrocchia. Questi erano ammortizzatori tipici della violenza». Strumenti in grado di frenare le esplosioni individuali di rabbia.