Morena stretta attorno a Raniero: «È innocente»

Si stringe attorno a Raniero Busco il quartiere di Morena, periferia sud-est della Capitale. Non riescono a credere che sia lui l’assassino di Simonetta Cesaroni, la sua ex fidanzata, trovata morta nell’agosto del 1990 in un appartamento di via Poma, a Prati. E se ieri il gup lo ha rinviato a giudizio chi lo conosce è deciso a non lasciarlo da solo. «Lotteremo fino alla fine per lui - afferma una cliente della panetteria a pochi passi dall’abitazione di Busco - a ogni udienza siamo scesi in massa a piazzale Clodio per sostenerlo, e lo continueremo a fare. Vogliamo sapere chi è il vero assassino, ma siamo certi che non è stato lui». Perché Morena, spiega la panettiera, «è come un paese, ci conosciamo tutti. Lui vive qui da sempre. Ed è innocente».
E sono proprio loro, i vicini, che lo hanno riconosciuto mentre usciva di casa, con la moglie e il fratello, jeans e giaccone scuro con il quale, a difendersi dall’assalto delle telecamere, ha provato a coprirsi con il bavero. Si è seduto sul sedile posteriore della macchina ed è andato via. Ma dietro di se non ha lasciato dubbi. «Una persona buona - dice una vicina - e non lo dico perché lo conosco, ma perchè è davvero così. È innocente, e ora deve riprendersi. L’ha presa male, così come quando, vent’anni fa, ha saputo dell’omicidio di Simonetta». Ora, spiega un’altra vicina, «sa lui cosa dire e a chi: non ha mai accusato nessuno, ha sempre solo proclamato la sua innocenza e noi ci crediamo. Siamo sconvolti». Chi lo conosce parla di una persona «buona, educata e molto riservata.
Non parlavamo della vicenda di via Poma, come si può immaginare, perchè c’era dell’imbarazzo. Poi, ha anche due bambini piccoli». Avevano formato una bella famiglia, lui e la moglie Roberta Milletarì, un matrimonio che dura da undici anni, sconvolto dal momento in cui i giudici lo hanno richiamato in causa. Per qualcuno questa è già una prova della sua innocenza: «una persona che ha avuto la forza di rifarsi una vita così - afferma un anziano in un bar di Morena - non può aver commesso il delitto di cui lo accusano. Io non ci credo e non ci ho mai creduto. Certo - ammette - se fossi un parente di Simonetta cercherei il suo assassino fin sotto terra». «Lo conosco fin da bambino - aggiunge un altro avventore del bar - e non può essere stato lui». «Raniero è innocente, è innocente - ha detto la madre di Busco al parroco di Sant’Andrea, don Nunzio Liberti - sono pronta a giurarlo». Ora la parola passa ai giudici e al suo legale. Ma Busco può contare su un «avvocato» in più, il suo quartiere: «non lo lasceremo mai», dice in coro Morena.
Da parte sua Roberta Milletarì, moglie di Raniero Busco, parla di un uomo distrutto. «Mio marito ha appreso la notizia dall’avvocato - afferma -. È rimasto letteralmente senza parole. È un uomo distrutto, distrutto e basta». La donna spiega che la vicenda è per la loro coppia «come una persecuzione. Da tre anni è iniziato questo incubo, e non finirà. Certo un rinvio a giudizio non è una condanna, ma tutto sembra andare in quella direzione lì. Dicono sempre che è meglio un colpevole a piede libero che un innocente in galera - prosegue la donna, sposata con Busco da 11 anni - ma a quanto pare non corrisponde al vero. Quello che vogliono è un colpevole a tutti i costi. Come italiani dovremmo essere davvero preoccupati per la giustizia se è vero che mandano una persona a processo per indizi così labili. Per fortuna - conclude la moglie di Busco - abbiamo tantissimi amici, tutti solidali con noi, che ci fanno sentire la loro vicinanza».