Moresco contro Baricco tra avversari e avversative

Curiosa formula dialettica. In coda alla polemica su bestseller e stroncature sollecitata dall’articolo di Baricco, Antonio Moresco ha voluto dire la sua: di scrittore «difficile» e squattrinato, insomma l’opposto del modaiolo e facoltoso collega. Lo spunto: indagare sul «debordante aspetto infantile» di Baricco, uomo-bambino che vede, annusa la morte dietro la maschera della pubblicità, del successo mediatico. Può darsi che sia vero. Ma allora perché tanti contorcimenti e distinguo estetici invece di andare dritto al problema? Leggi la lenzuolata su Repubblica e scopri che il ragionamento viene sviluppato in chiave avversativa. È così, però...
«Non che non ne veda bene la ruffianeria, la paccottiglia, il virtuosismo, i personaggi che si scambiano battute come in uno spot pubblicitario. Però...». Oppure: «Al di là del buonismo, degli insopportabili vezzi stilistici e grafici, degli ammiccamenti, delle battute...». O anche: «C’è in lui un sentimento perenne di meraviglia, come di uno capitato in un paese dove nessuno sa niente». Infine: «È su questa fragilità infantile e su questo sogno “pubblicitario” della vita e anche della letteratura che si è creata identificazione». Accidenti. Mica bruscolini, sono staffilate, tali da far sbiadire le accuse di kitsch e mid-cult. Moresco sembra voler rendere l’onore delle armi al divo-romanziere, con l’aria di chi, svelandone la «megalomania infantile», lo difende dagli «ambienti colti o presunti tali». L’idea è di sottrarsi aristocraticamente al linciaggio giornalistico. Che, però, non esiste.