Moretti e il suo socio si separano

da Roma

Discretamente, senza clamori, per stanchezza, con qualche inevitabile risentimento, si separa la coppia più politicamente corretta del cinema italiano: Nanni Moretti & Angelo Barbagallo. Insomma, la Sacher Film, piccola ma pugnace casa di produzione indipendente germogliata, vent’anni fa, nel nome della torta viennese cara al goloso regista di Ecce bombo. Quattro lustri esatti: proprio nel settembre del 1987 debuttò alla Mostra di Venezia il primo film prodotto dai due, quel Notte italiana che avrebbe rivelato il talento, poi un po’ appannatosi, di Carlo Mazzacurati. Subito dopo vennero Domani accadrà di Daniele Luchetti, seguito da Palombella rossa, di e con Moretti, sulla crisi del Pci, infine tutti gli altri: da Il portaborse a Caro diario, da Aprile a La stanza del figlio, fino al recente Caimano.
Nessuno dei due soci, ovviamente, conferma. Né Barbagallo, tenuto a letto da un’influenza, che si limita a borbottare: «Non c’è nulla di concreto per ora, le cose sono in evoluzione, preferirei non parlarne»; né Moretti, come sempre irraggiungibile, alle prese con la messa a punto dello staff che lo affiancherà nella preparazione del 25° Torino Film Festival (forse la presentazione a Berlino, il 13 febbraio). E però non è un segreto che le cose non filassero più via lisce come prima: disaccordi sui progetti, un certo appannamento dopo tanti film insieme, fors’anche qualche dissapore di tipo economico-aziendale. Tanto è vero che Moretti, solo in veste di attore, girerà con il produttore Domenico Procacci il film di Antonello Grimaldi tratto dal romanzo Caos calmo di Sandro Veronesi; mentre Barbagallo, memore dell’exploit con La meglio gioventù, produrrà con la Rai Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana, miniserie in due puntate sulla tragica fine dei due divi del fascismo Osvaldo Valenti e Luisa Ferida.
Naturalmente il fortunato marchio Sacher dovrebbe restare nelle mani di Moretti, anche se c’è chi non esclude qualche strascico. E pensare che i due sembravano compensarsi a vicenda: smilzo, creativo, tormentato, carismatico e liquidatorio Moretti; pingue, riflessivo, pragmatico, paziente e diplomatico Barbagallo. Uguali e diversi, uniti da una comune tempra politica in chiave antiberlusconiana, ma capaci all’occorrenza di dividersi su fatti specifici. Come quando, in segno di fastidio nei confronti delle Giornate veneziane degli autori, due anni fa, Moretti uscì dall’Api, l’associazione di categoria pilotata proprio dal socio Barbagallo. Lo strappo fu derubricato a umore personale e però fu il sintomo di un disagio, di un’incrinatura già manifestatasi all’epoca della discesa in campo del regista alla guida dei «girotondi». La sofferta lavorazione del Caimano deve aver fatto il resto.
Un tempo non era così. Nel volumetto del Fac Per un pugno di euro Barbagallo rievoca con queste parole l’avvio dell’esperienza: «Nel 1986 Nanni mi telefonò per chiedermi se avessi voglia di provare con lui a mettere in piedi una casa di produzione, a certe condizioni, che erano: 1) non lavorare col gruppo Berlusconi; 2) produrre anche progetti di altri». Il che fa il paio con quanto spiegò Moretti l’autarchico in varie interviste: «Cercherò di evitare i rischi del regista-produttore che è spesso molto peggio del produttore». E dunque: «Non produrre film “alla” Nanni Moretti, non divertirmi a intervenire sadicamente sulle sceneggiature e sul montaggio. Non produrre apposta brutti film per dimostrare che mancano nuovi bravi registi». In effetti, la premiata ditta, comunque si giudichi il cinema che ha prodotto, si rivelò una novità assoluta nel panorama italiano: non solo film di qualità, ma anche maratone e concerti, rassegne estive, premi Sacher «a insindacabile giudizio» di Nanni. Tutto finito? Di sicuro pare difficile che la coppia, ormai scoppiata, possa ritrovarsi.
Forse è la fine di un’epoca.