"Dopo Moretti erotico faccio diventare drammatico De Sica"

Antonello Grimaldi, regista di "Caos calmo", sta preparando "L’età dell’oro" tratto dal romanzo di Edoardo Nosei: "Christian è molto motivato: sarà un industriale tessile in crisi a causa dei cinesi"

Roma - Si definisce, con una punta di civetteria, «un cineasta appartato». Antonello Grimaldi, classe 1955, da Sassari, un barbone che si fa crescere ogni anno con il ritorno dell’ora solare per tagliarlo con l’arrivo di quella legale, è il regista di Caos calmo. Non si sente un autore, non scrive sceneggiature, dirige serie tv come Distretto di polizia, fosse per lui sui titoli di testa userebbe la formula cara a Monicelli: «Regia di... », non «Un film di... ». Con Nanni Moretti ha dovuto fare un’eccezione. I suoi modelli italiani sono Germi, Risi e Pietrangeli. Guardando a Hollywood, George Stevens e Henry Hathaway. Finora Caos calmo ha incassato 4 milioni e 870 mila euro, il che significa che arriverà attorno ai 6. «Tra i 3 e i 5 eravamo contenti, sopra saremo felici», scandisce con quella voce morbida, da venerabile saggio. Intanto sta preparando L’età dell’oro, tratto dal romanzo di Edoardo Nesi, un’altra scommessa targata Fandango. Protagonista Christian De Sica nel suo primo ruolo drammatico. Il comico dei cine-panettoni sarà Ivo Barrocciai, industriale tessile di Prato caduto in disgrazia per via della concorrenza cinese, malato di cancro, che insegue un sogno impossibile: recuperare lo sperma congelato anni prima in una banca del seme per avere un figlio da una ragazza tenera e sciroccata.

De Sica dopo Moretti. Di nuovo un libro importante. Si sta specializzando?
«Un caso. Ringrazio Christian per le parole gentili, dice di essersi commosso vedendo Caos calmo. Mi piace l’idea di lavorare insieme. A prima vista lui e Nanni possono sembrare attori ingombranti, fortemente legati a una certa immagine. Sul set le cose cambiano. Nanni s’è dimostrato duttile e disponibile, a parte una volta. Christian è un interprete versatile, l’ho sentito motivato, l’idea di incarnare quest’industriale fallito e immalinconito lo stimola. Magari dovremo ringiovanire un po’ il personaggio rispetto alla pagina. Aspetto di leggere il copione scritto da Laura Paolucci e Francesco Piccolo. Poi partiremo per i sopralluoghi. Gireremo a giugno».

Questi passaggi dalla farsa popolare al cinema drammatico talvolta sono rischiosi. Massimo Boldi in Festival di Avati era bravissimo, ma non funzionò al box-office.
«Io sono fiducioso. La storia è forte e toccante, non ha niente di grottesco, permette di raccontare un mondo, in qualche modo la triste parabola di Ivo Barrocciai si può leggere come metafora di un’Italia impoverita, che aveva tanto e ora molto meno. Dentro vi vedo la paura di perdere importanza sociale, la fine di un modello produttivo, soprattutto la riscossa di un uomo. Ha ragione Christian quando descrive l’industriale come “un vecchio cavallo padronale che non ce la fa più a tirare la carretta”. Vero, per molti versi è una scommessa. Ma ci sono abituato. È successo anche con Claudio Bisio ai tempi di Asini. Avrebbe potuto fare tutto da solo, invece mi chiamò e non riciclò nel film neanche una delle sue battute televisive».

Torniamo a Caos calmo, a Moretti e l’unica volta che avete litigato: racconti.
«Io sono un rocchettaro, sono cresciuto con gli Who, li aspettavo da anni. C’era un loro concerto a Verona, l’11 giugno scorso, cadeva di lunedì. Potevo mancare? No. Così sono andato, senza far perdere soldi al produttore, anzi è venuto pure lui, tanto avrei recuperato la giornata il lunedì successivo. Durante il concerto telefonai a Nanni per fargli sentire dal vivo Pinball Wizard. Pensavo fosse tutto risolto».

Invece...
«Al nostro ritorno, martedì, era nervoso. Chiedeva più ciak per una scena che a me sembrava buona. Alla fine s’è arrabbiato, ha piantato tutto per andare a sentire Peter Gabriel. A quel punto eravamo 1 a 1, pace fatta il giorno dopo».

È stata più difficile girare la bestemmia o il sesso?
«Forse la bestemmia. Perché arriva un po’ a freddo, è nel libro, però non volevo offendere nessuno. La scena erotica non potevamo che farla così: un po’ spinta, ma non troppo. La Tornabuoni scrive che Nanni tocca il capezzolo della Ferrari come fosse un campanello. Forse, tuttavia una certa goffaggine ci stava bene, no?».

Il tapiro d’oro e la Bmw.
«Non mi sono arrabbiato. Spero solo che Striscia la notizia non abbia scaricato tutte quelle scene con l’automobile da un dvd pirata. Sarebbe proprio curioso».