Moretti piange ancora: «Variety» stronca il suo Papa

Colazione con stroncatura Al termine di una notte di festa con balli scatenati, risveglio poco allegro per Nanni Moretti dopo il pianto in sala per gli applausi che hanno salutato la proiezione pubblica di Habemus Papam. I critici francesi lo trattano bene, ma Jay Weissberg, di Variety, lo massacra: «Artisticamente retrogrado»; «Il personaggio di Moretti è senza consistenza come il suo film»; «Il suo peccato più grande non è la messa in scena carina ma non originale degli stati maggiori della chiesa ma piuttosto l’incapacità di bilanciare le scenette divertenti, che sembrano assemblate per un trailer comico, con l’angoscia di un uomo impreparato alla responsabilità dell’ascesa al trono di Pietro».
Tagli su Diana Il film-inchiesta sulla morte della principessa Diana, Unlawful Killing, presentato a margine del festival, è un attacco alla famiglia reale britannica, accusata di essere artefice della morte di Lady Di. Il documentario è «l’inchiesta sull’inchiesta» ufficiale condotta dal 2007 al 2008 e bolla la regina e altri membri della Royal Family come «gangster con la tiara». Il film è stato finanziato interamente da Mohammed al Fayed, convinto sostenitore del complotto, il cui figlio Dodi, compagno della principessa, rimase ucciso con lei nell’incidente stradale avvenuto nel tunnel dell’Alma nel ’97 a Parigi. Il regista Keith Allen si difende e fa il misterioso: «Non ho voluto fare un film sensazionalistico, non penso lo sia, piuttosto è come una perizia medica, un’analisi molto forense di un processo legale inglese e penso riveli cose che... non dico di più». Ma i suoi legali hanno ammesso che, per far uscire il film in Gran Bretagna, dovrebbe fare ben 87 tagli...
Iraniani sugli scudi Mohammad Rasoulof è meno noto di Jafar Panahi ma, come questi (che riceverà «in contumacia» il premio alla carriera della «Quinzaine des Realisateurs») rappresenta bene il nuovo cinema iraniano. Nato nel ’73, condivide con Panahi la condanna a sei anni di carcere e a 20 anni di inattività comminatagli dal regime di Teheran. Intanto, si consola con gli apprezzamenti al suo Bé omid é didar (Arrivederci), presentato nella sezione «Un certain regard».