Moretti riduce la fede a commedia pittoresca

Il film di Moretti lo ha confermato. In Italia si possono sbertucciare tranquillamente, anche se con i guanti, la Chiesa e le sue gerarchie; nessuno farà girotondi per protestare. Del resto, Papa Ratzinger è da tempo bersaglio di imitazioni e vignette satiriche giustificate da uno strano concetto di normalità che alimenta il quotidiano di questo paese. Habemus Papam, pur commediola lieve e con qualche battuta decisamente azzeccata, è manifesto perfetto di come i laici alla Moretti considerino il Vaticano e, in generale, noi cristiani. Un luogo pittoresco, richiuso in se stesso, che non sa parlare alla gente, dove la fede è un optional e i suoi interpreti principali dei sempliciotti che credono alla favola di un Dio fatto uomo. I cardinali, nel pensiero di Moretti, sono dipinti come degli sprovveduti che si avvicinano, per esempio, al Conclave in maniera superficiale, tanto da tentare di scopiazzare il nome del prescelto dal foglio del vicino. Lo Spirito Santo, in questo film, non sta di casa; anzi, se c’è fallisce facendo cadere la scelta sul cardinale sbagliato. È chiaro che le risate scappano. Se trasformi un porporato in un Alvaro Vitali che sbircia come se fosse a scuola ti viene da ridere. Siccome Moretti, però, non gira cinepanettoni e non fa mai nulla per caso ti devi chiedere se la sua sia solo satira da commedia o rappresenti sottilmente, con una intelligenza che gli va riconosciuta, un comune sentire e vedere nei riguardi della Chiesa e dei suoi fedeli. Nell’immaginario di Moretti, i vescovi fanno collezione di ansiolitici e tranquillanti perché la preghiera, sia mai, non basta loro per rasserenare il proprio animo. Preferiscono la partita a carte piuttosto che rivolgersi all’Altissimo per sostenere, in un momento così delicato, il Papa in crisi. Meglio limitarsi, insomma, a rappresentare in modo pittoresco questo gruppo di arzilli vecchietti, che assomiglia più ad un dopolavoro in gita di piacere che non ai rappresentanti più autorevoli espressi dalla Chiesa, per garantirsi la risata spiccia. Certo, fanno simpatia, tenerezza, tanto che non ti meraviglieresti se, al culmine di tutto questo, si alzasse uno a fare un rutto e tutti gli altri rispondessero in coro un solenne «amen». Ecco, il limite di questo film è che parla anche di Chiesa dimenticandosi di Dio, che si occupa di uomini consacrati nascondendo la loro fede, come se fossero dettagli trascurabili pur all’interno di una commedia. Se poi lo scopo principale di Moretti era rappresentare la crisi di un uomo chiamato ad un ruolo troppo gravoso per lui, poteva cambiare soggetto. Magari, immaginarsi un leader di sinistra, un «papa» alternativo che dopo anni di comoda opposizione costruita solo in chiave antiberlusconiana si ritrovava, dopo un’elezione, a dover governare il paese, costretto cioè a tirar fuori idee al posto degli slogan. Magari non faceva ridere come Habemus Papam ma forse era più attinente alla realtà.