Morgan Freeman sprofonda in un delirante fumetto trash

Fa male al cuore incrociare un grande attore come Morgan Freeman, fresco di Oscar per il magnifico Million Dollar Baby, in un film indecente come questo Danny the Dog. Niente più di un assurdo fumetto trash, infarcito di orripilante violenza, con sangue e botte a volontà, inframmezzato da goffe, farisaiche parentesi moraleggianti: un disgustoso delirio, firmato, come sceneggiatore (la regia è di tale Louis Leterrier), dal presuntuoso francese Luc Besson, al quale andrebbe ritirata a vita la patente di genio, concessagli tanti anni fa da compatrioti oltremodo sciovinisti.
Dunque, siamo a Glasgow, dove l’ignobile impresario Bart (Bob Hoskins) usa da anni come cane da combattimento il candido, nerboruto Danny (Jet Li), ignaro di essere un’arma micidiale nelle avide mani di un padrone che si fa ricco alle sue spalle. Basta togliergli il collare e ordinargli: «Ammazzali», che l’inconsapevole dobermann a due zampe fa strage nelle arene clandestine in cui si scommette sulla pelle dei nuovi gladiatori. Finché Danny, uscito gravemente ferito da un agguato, incontra casualmente il saggio pianista cieco Sam (Morgan Freeman), padre della dolce musicista Victoria (Kerry Condon), che lo ospita e lo svezza. E trasformatosi in psicologo gli fa scoprire il suo terribile passato remoto. Ma il richiamo della foresta, leggi l’immondo domatore, non tarda a farsi sentire.
Con carneficina conclusiva, che aggiunge chili di conserva di pomodoro sugli abiti immacolati del cattivo per contratto Bob Hoskins. Se Morgan Freeman butta via il suo talento, il cinese Jet Li è perfetto per la parte: recita come un cane.

DANNY THE DOG (Usa, 2005) di Louis Leterrier con Jet Li, Morgan Freeman, Bob Hoskins. 91 minuti