Morgan nuovo simbolo del Pd: «Merita Sanremo»

Milano Intanto solo tra due o tre giorni si saprà come va a finire definitivamente. Dentro o fuori? La Rai ha già deciso: niente Festival per il tossico Morgan. Ieri, durante la riunione del consiglio d’amministrazione, è emerso chiaro il mandato: «L’esclusione sia irrevocabile». Un orientamento di cui il direttore generale Mauro Masi ha preso atto. Anche il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, ha detto che in nessun modo Morgan sarà in gara, ma non è ancora risolto il problema di chi eventualmente lo sostituirà. «Potremmo anche non sostituirlo affatto, ma è Mazzi che decide», ha spiegato il vicedirettore generale Antonio Marano. E questa, secondo qualche indiscrezione, sarebbe la scelta finale. Abbastanza improbabile, ma non è mai detto, anche l’ipotesi che lui sia comunque all’Ariston come semplice ospite ma escluso dalla competizione e quindi dalla vittoria finale.
Però «Morgan santo subito» sembra l’obiettivo di una campagna trasversale partita in tempo reale. Anche, a sorpresa, in Rai. Lo denuncia lo stesso Morgan a Porta a Porta: «Mi escludono da Sanremo ma sono invitato da tutti i programmi della Rai. Se sono un modello negativo lo sono sempre, anche dove non canto». Per di più, sarebbe stato invitato anche a Domenica In. Sono dichiarazioni che non passeranno inosservate e che sembrano delineare una strategia per riabilitare il cantante mostrandolo a più non posso in tanti programmi. Poi c’è la politica. Radicali, comunisti, ex comunisti e persino scienziati come Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, sono improvvisamente diventati buonisti: «Tutti meritano una seconda chance». Lucio Dalla, pur ammettendo che Morgan «non è un cardellino da concorso», minimizza spiegando che «c’è molta più droga nelle banche o negli ambienti seri che contano». Comunque, dietro a Morgan, e forse senza che neanche lui se ne riesca ad accorgere, è già iniziato un valzer che sconfina nella politica. Per qualcuno, oggi come trent’anni fa o quaranta, l’apologia dell’uso di stupefacenti merita tutt’al più una pacca sulle spalle. Ci sono insomma «i drogati che sbagliano» e che meritano perdono anche se, con tutta evidenza, offrono palesemente un pessimo esempio. Tanto per dire, ieri è intervenuto con inconsueta precisione persino il solitamente assente segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Per lui Morgan, non essendo Berlusconi, semplicemente «ha sbagliato ma non massacriamolo». Di più: «Dobbiamo dargli una possibilità come tutti quelli che hanno sbagliato». Però, che clemenza. Poche ore prima, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, era stato molto più categorico: «Nessuna marcia indietro sul caso Morgan. Chi ha mandato messaggi così errati sull’uso della droga non può essere riammesso al Festival». Più o meno sulla stessa linea anche Merlo, vicepresidente della Vigilanza Rai: «Trovo francamente stucchevole che da adesso in poi - e non so per quanto tempo ancora - nella programmazione quotidiana della Rai venga dedicato uno spazio apposito per capire se l’uso di cocaina può essere o meno un messaggio positivo per le giovani generazioni». Insomma, come ha giustamente detto Gianmarco Mazzi, il direttore artistico del Festival che si è ritrovato tra capo e collo «l’affaire» e ha avuto grandi parole di comprensione per Morgan, la vicenda «ormai non riguarda più aspetti artistici». Certamente, lo scenario del Festival di Sanremo è complesso e frazionato. C’è la parte autorale, quella che vive quotidianamente il rapporto con gli artisti, che in queste ore si sente più vicina a un cantante estremamente fragile, con enormi problemi di equilibrio esistenziale, e il cui padre si è suicidato. Morgan rivelò questo particolare pubblicamente solo pochi anni fa, nel corso di un’intervista e lo fece a bruciapelo, quasi fosse un peso da rendere in qualche modo noto per esorcizzarlo anche solo lievemente. Perciò, dietro le quinte dell’Ariston in questi giorni si ricorda anche, molto sommessamente, il caso Tenco. Ma la Rai ha un giusto codice etico da rispettare, rappresenta il servizio pubblico ed è quindi naturale che sia rigorosa e molto ponderata specialmente di fronte a quella che è stata, come la definisce il suo compagno nei Bluvertigo, Livio Magnini, una uscita «da pollo» ma comunque di spavalda gravità. In ogni caso, la vicenda non accenna a placarsi e il can can andrà avanti ancora a lungo.