Morgan Stanley chiede soccorso a un fondo cinese

China Investment acquista il 10% dell’istituto americano, piegato da perdite per 3,56 miliardi accumulate con i prestiti subprime

da Milano

Eccoli, i cinesi. Ancora loro. Pronti a prendersi un’altra fetta di finanza blasonata, ma dal pedigree sporcato dalla crisi dei mutui subprime. Così, dopo aver soccorso Blackstone, il fondo sovrano China Investment raccoglie l’sos lanciato da Morgan Stanley, piegata da perdite trimestrali per 3,56 miliardi di dollari, le prime a macchiare da oltre 20 anni i bilanci solitamente immacolati della seconda banca statunitense.
Le maxi-svalutazioni (9,4 miliardi) provocate dal tracollo dei prestiti ad alto rischio di insolvenza, hanno lasciato il segno, e reso indispensabile la richiesta di aiuto. China Investment l’ha raccolta, mettendo a disposizione un investimento di 5 miliardi in cambio della possibilità di arrivare a detenere fino a circa il 10% di Morgan Stanley attraverso l’acquisto di titoli convertibili in azioni, con un rendimento del 9% annuo.
I cinesi si candidano dunque a diventare il socio di maggior peso dell’istituto Usa dopo State Street, facendo leva sulla flessibilità e, soprattutto, sulla straordinaria liquidità tipica dei fondi sovrani, i mezzi attraverso cui gli Stati (in particolare Cina, Russia e Paesi arabi) veicolano gli ingenti surplus accumulati. Soggetti da tempo al centro del dibattito economico, considerati da alcuni economisti come un elemento distorsivo dei meccanismi di mercato, i fondi sovrani sono ben noti a Morgan Stanley, al punto da averne stimato il patrimonio in 2.500 miliardi, il Pil della Germania, mentre altre stime indicano in circa 2mila miliardi gli asset di questi prodotti.
Grazie a China Investment, l’amministratore delegato di Morgan Stanley, John Mack, riuscirà forse a evitare di far la fine del collega di Merrill Lynch, Stan O’Neal, defenestrato in seguito alla perdita più elevata accumulata negli oltre 90 anni di vita dell’istituto, e dell’ad di Citigroup, Charles Prince, costretto a dimettersi. Mack, che di recente aveva silurato la co-presidente, Zoe Cruz, non si è fatto da parte, ma ha deciso di rinunciare al ricco bonus previsto dal contratto (40 milioni di dollari lo scorso anno).
La crisi generata dai mutui subprime continua intanto a far vittime soprattutto tra le famiglie americane. Il numero di quanti non riescono più a far fronte all’ammontare delle rate è ancora in crescita: rispetto al novembre 2006 è aumentata del 68% la percentuale dei mancati rimborsi. Di fatto, il 68% in più di americani rischia il pignoramento della propria casa. L’unica nota positiva è data dal fatto che il dato di novembre è comunque più basso del 10% rispetto alla punta toccata in ottobre. La delicatezza della situazione risulta evidente anche nel crollo delle richieste di mutui (meno 19,5% nella settimana terminata il 14 dicembre) e dei rifinanziamenti (meno 27,3%).