Morgan Stanley trema Ora potrebbe entrare il Tesoro

Avanti il prossimo. La crisi generalizzata dei mercati globali potrebbe mietere un’altra vittima: Morgan Stanley, vale a dire dell’ultima sopravvissuta tra le ex banche d’affari, assieme a Goldman Sachs. I rumors si susseguono, dopo che venerdì in Borsa a New York il titolo è sceso di un altro 22%, a 9,68 dollari, con una capitalizzazione complessiva di circa dieci miliardi. Morgan Stanley dovrebbe ricevere un apporto di liquidità dal colosso finanziario giapponese Mitsubishi, che complessivamente verserebbe nove miliardi di dollari per rilevare circa il 20% del capitale della banca. L’accordo è atteso per la definizione il 14 ottobre, ma da qualche tempo sono aumentate le perplessità circa la sua effettiva attuazione. Il fatto che la capitalizzazione di Morgan Stanley sia in discesa libera potrebbe mettere in discussione per i giapponesi un investimento che di fatto valuta il 20% del capitale quasi come l’attuale valore di Borsa della banca americana. C’è poi la scure di Moody’s, che ha preannunciato un possibile declassamento del rating. Una decisione per Morgan Stanley potrebbe venire appunto nelle prossime ore e si ipotizza che in questo modo la banca sarebbe la prima a venire salvata in base alle norme previste dal maxipiano approvato dal Congresso. La prospettiva sarebbe quella di un’iniezione di liquidità in cambio di una partecipazione azionaria del Tesoro Usa, ma proprio su questo fronte alcuni analisti avanzano qualche dubbio. Secondo Egan-Jones Ratings, citato da «Bloomberg», Morgan Stanley avrebbe bisogno di 60 miliardi di dollari di liquidità, vale a dire sei volte la sua attuale capitalizzazione.