Moriccioli, fiori sulla ciclabile

Un anno fa la sua aggressione evidenziò il problema della sicurezza delle piste ciclabili capitoline. E ieri l’amministrazione comunale, il municipio XII, l’associazione Bici Roma, il gruppo XII dei vigili e urbani e l’associazione Fidic della Protezione civile, hanno voluto ricordare la fine di Luigi Moriccioli con una corona di fiori depositata proprio sul luogo dell’aggressione, sulla pista ciclabile che stava percorrendo con la sua bici, nei pressi del ponte della Magliana a due passi dall’ansa del Tevere. Alla manifestazione, che ha visto la partecipazione di una ventina di persone, si sono aggiunti anche alcuni cicloamatori che stavano percorrendo la pista.
Era il 17 agosto 2007. Moriccioli, dirigente ospedaliero di 60 anni, durante un’escursione in bici fu aggredito e colpito da due romeni a scopo di rapina. L’uomo non riprese più conoscenza. Morì quaranta giorni dopo, al termine di una lunga agonia. La corona di fiori in suo ricordo è stata posta dal vicepresidente del Municipio XII, Maurizio Cuoci, dal consigliere comunale di maggioranza, Andrea De Priamo e dal presidente dell’associazione Bici Roma, Fausto Bonafaccia, proprio accanto a un vaso con una piantina e al biglietto, datato 20 aprile 2008, con la scritta: «In ricordo di Luigi Moriccioli, pacifico appassionato della bicicletta, qui mortalmente aggredito». Ora il tratto della ciclabile della Magliana è sorvegliato da videocamere e lungo il percorso sono state installate colonnine sos. Ma, ricorda Cuoci, «qui è morta una persona normale e stiamo studiando un progetto di riqualificazione di tutta la zona della pista e dell’ansa del fiume dove sorgono ancora insediamenti abusivi e dove potremmo posizionare un punto d’approdo della polizia fluviale. Lo stiamo pensando insieme al Wwf, lo presenteremo a fine settembre». Un lungo applauso e un minuto di silenzio hanno accompagnato la deposizione della corona. «Ci sono più controlli e potenzieremo la video sorveglianza - ha ricordato De Priamo - questa amministrazione sta lavorando affinché questi episodi non si ripetano mai più».
Alla manifestazione non era presente alcun esponente della famiglia Moriccioli. La figlia Roberta però, è soddisfatta perché la morte del padre «a qualcosa è servita». «Lo conferma - dice la donna - la condanna a 30 anni per l’omicida e il fatto che non sono state concesse attenuanti». Roberta Moriccioli ricorda gli altri episodi di violenza seguiti a quello di cui è stato vittima il padre: «Giovanna Reggiani, aggredita e uccisa da un romeno a fine ottobre a Tor di Quinto, e la studentessa del Lesotho violentata a La Storta». «Purtroppo ci sono volute queste tragedie per far capire che si doveva intervenire e fare qualcosa. Basti pensare che da poco tempo è stato attivato un servizio di videosorveglianza sulla pista ciclabile dove è stato aggredito mio padre. Era già stato chiesto molto tempo prima. Probabilmente se ci fosse stato un servizio simile prima del 17 agosto 2007 si sarebbe potuta evitare questa tragedia».