Un mormone vince la prima «pole» per la Casa Bianca

da Washington

Non era neanche la pole position: al massimo il diritto di entrare in pista per primo nella gara per la pole position. È stato comunque il primo risultato numerico della più stravagante campagna elettorale per la Casa Bianca, con le urne aperte nell’agosto del 2007 in vista di eleggere nel novembre 2008 un presidente che si installerà nel gennaio 2009. E il pre-pre vincitore è Mitt Romney, repubblicano (i democratici non hanno partecipato al test), conservatore, mormone, ex governatore del Massachusetts, figlio di un governatore del Michigan e ora, per qualche giorno, reuccio dell’Iowa. Per essere precisi, di una cittadina dell’Iowa, Ames, che ha attirato il turismo elettorale con qualche mese di anticipo sul resto dello Stato, che dovrebbe inaugurare la stagione ufficiale tra dicembre e gennaio. Sarà, al tempo delle nevi, un caucus, che precederà ogni primaria ed è stato presieduto ieri da uno «straw poll».
Una primaria si sa cos’è: una «piccola elezione», anzi due, riservata ciascuna ai candidati e agli elettori di un partito o dell’altro. Causus è un termine oscuro, probabilmente rimbalzato dal greco antico nel gergo americano del XXI secolo: niente urne, niente voto segreto, gente che discute in tante stanze e alla fine vota per alzata di mano. Uno straw poll è qualcosa di casereccio, campagnolo, proprio adatto a uno Stato rurale come l’Iowa. Si «tira la paglia»: vince chi la estrae più lunga, chi tira su più voti. Come previsto, ce l’ha fatto Romney, in misura non proprio plebiscitaria, il 32 %, precedendo nell’ordine Mike Huckabee (ex governatore dell’Arkansas) col 18 , Sam Brownback (senatore del Kansas) col 15, Tom Tancredo (deputato del Colorado) col 14, Ron Paul (deputato del Texas) col 9, Tommy Thompson (ex governatore del Wisconsin) col 7. Si son dovuti accontentare dell’1 per cento Fred Thompson, John McCain e Rudolph Giuliani, che saltano all’occhio perché sono tre dei quattro candidati più quotati per la nomination repubblicana. Gareggiano con Romney per il primo posto ma intanto sono arrivati ultimi. La spiegazione è semplice: non si sono fatti vedere ad Ames il giorno in cui si tirava la paglia.
Per tre motivi differenti: Thompson non ha ancora annunciato la sua candidatura, McCain l’ha proclamata troppo presto e per il momento ha finito i soldi, Giuliani di dollari ne ha tanti e di promesse di voto forse anche di più nell’insieme dei 50 Stati, ma sapeva di essere molto debole in Iowa e quindi ha schivato il test. L’ex sindaco-sceriffo punta tutto sulle primarie di posti come la California, la Florida e la sua New York. L’Iowa è troppo rurale per lui, troppo moralistica e religiosa per un pluridivorziato, «liberale» su temi come l’aborto e i matrimoni fra omosessuali, dunque i predicatori evangelici fondamentalisti lo sconsigliano.
Romney ha, semmai, il problema opposto: è fin troppo religioso ma è mormone e molti elettori non hanno ancora chiaro se la sua sia una «confessione» o una «setta», insomma se sia cristiano o meno. La gente di campagna si lascia convincere dalla sua stretta moralità, altrove non si sa. Comunque lui aveva puntato tante carte su questo test ed ha portato a casa il risultato atteso, anche perché i suoi veri avversari hanno disertato la prova e quelli scesi in campo erano di secondo piano, con limitatissime speranze e temi propagandistici limitati. Brownback e Huckabee in gara a chi è più conservatore, Tancredo, ispanico, si occupa quasi solo dell’immigrazione e il «libertario» Paul è l’unico fra i repubblicani a condannare in toto la guerra in Irak. Un riferimento statistico: George Bush, nel 2000, «tirò la paglia più lunga» ad Ames con una percentuale quasi identica a quella di Romney, il 31 %, e da lì volò alla Casa Bianca.