Moro in vetta al Makalu mai violato in inverno

L’ultima
frontiera himalayana è crollata quando l’alpinista bergamasco Simone
Moro e il compagno di cordata Denis Urubko, kazako, hanno raggiunto gli 8.473 metri ddel Makalu (il "Grande Nero"), in
Nepal

L’ultima frontiera dell’alpinismo himalayano è crollata alle 9.15 di oggi (ora italiana) quando l’alpinista bergamasco Simone Moro e il compagno di cordata Denis Urubko, kazako, hanno raggiunto gli 8.473 metri della vetta del Makalu, in Nepal, l’unica montagna over 8.000 non ancora violata nella stagione invernale. Lo ha comunicato lo stesso Moro contattando l’Italia con il telefono satellitare al ritorno dalla cima.

"Cima, cima cima..." L’euforia è incontenibile e contagiosa anche a quasi 7.000 chilometri di distanza. «Cima! Cima! Cima!» urla Moro. Poi racconta: «Quando siamo partiti c’era meno quaranta ma non abbiamo mai mollato. In cresta il vento quasi ci portava via. Veramente è stata una lotta, abbiamo stretto i denti, volevamo mettere la parola fine. E adesso non c’è più nessun ottomila, in Himalaya, inviolato d’inverno». I due alpinisti, con tante vette e altrettante imprese al limite della resistenza umana nello zaino, sono partiti la notte scorsa. Passo dopo passo, con il fiato sempre corto e il gelo nei pensieri, hanno superato 750 metri di dislivello per mettere la loro impronta sulla vetta.

Notte in tenda «Ora siamo di nuovo nella tenda a 7.700 metri - prosegue Moro - e fuori c’è una bufera infernale. Stiamo bene tutti e due, non abbiamo congelamenti. Stanotte dormiamo qui, domani mattina appena spunta il sole scendiamo al campo base». Toccata e fuga, come una grande partitura musicale, una scalata in armonia e in puro stile alpino (ovvero senza ossigeno nè portatori d’alta quota).

Montagna sconfitta Prima di loro ci avevano provato anche Reinhold Messner e Jerzey Kukuczka. Lassù è scomparso nel gennaio 2006 il francese Jean-Christophe Lafaille. L’anno scorso avevano tentato la friulana Nives Meroi e il marito Romano Benet, insieme con una cordata kazaka (di cui faceva parte lo stesso Urubko), ma il maltempo li aveva respinti a valle. Il "Grande nero" l'aveva sempre avuta vinta.

La prima volta fu scalato nel 1955 dai francesi Lionel Terray e Jean Couzy. Dopo 54 anni Simone Moro ha chiuso il cerchio, con un’ascensione nella stagione più difficile, combattendo contro le intemperie e le difficoltà logistiche: per arrivare al campo base è stato necessario affittare un elicottero militare in quanto nessun portatore ha accettato di salire fin lassù.

Moro re delle vette Quarantunanni, guida alpina, laureato in Scienze Motorie, Simone Moro è stato undici volte su vette oltre Ottomila metri, di cui tre volte sull’Everest. È stato il primo a scalare lo Shisha Pangma (8.027 metri) in invernale. È anche Medaglia d’oro al valor civile della Repubblica italiana per aver soccorso un inglese sulle pendici dell’Everest. Il futuro? Nella lista dei 14 Ottomila della terra ancora cinque (K2, Nanga Parbat, Gasherbrum I e II, Braod Peak), tutti nel Karakorum pachistano, hanno ancora vuota la casella delle ascensioni d’inverno.