Moroni: «Insieme in un terzo Polo o è meglio restare con Berlusconi»

Il deputato socialista: «Nel centrosinistra non avremo mai la forza di condizionare il programma dell’Unione»

da Roma

Onorevole Chiara Moroni, il Congresso del Nuovo Psi non si è certo aperto nel migliore dei modi. C’è un partito spaccato e la relazione del segretario Gianni De Michelis non chiarisce la linea per il futuro. C’è il rischio che da questa tre giorni congressuale si esca con un nulla di fatto rinviando ogni decisione?
«La relazione di De Michelis è stata interlocutoria, ma credo che alla fine Gianni qualcosa di chiaro lo dovrà dire. È un dovere che il partito ha nei confronti dei suoi elettori. Per il momento ha elencato una serie di punti programmatici che personalmente sottoscrivo, anche se non posso fare a meno di notare che sono antitetici rispetto al programma dell’Unione, a partire dalla politica interna fino a quella estera e passando per l’economia. Non sono d’accordo, invece, quando Gianni dice che il bipolarismo è finito. Sono convinta che, almeno per ora, non sia assolutamente morto».
Rispetto all’unità socialista e a un accordo con Sdi e radicali, De Michelis ha parlato di «esplorazione».
«Abbiamo due giorni per esplorare. Bisogna capire, però, quali sono i termini di questa esplorazione, che margini ci sono e, soprattutto, chi è che poi ne valuta vantaggi e svantaggi. Mi pare chiaro, però, che anche si arrivasse all’unità tra socialisti e radicali nel centrosinistra non potremo mai essere forti a tal punto da capovolgere o almeno condizionare il programma dell’Unione. Su questo nessuno può farsi illusioni».
Se il Congresso dovesse scegliere di appoggiare la linea di Bobo Craxi pro Sdi e radicali lei cosa farà?
«Se la scelta è tra la razionalità e l’utopia io scelgo la prima. E dico che razionalmente sarebbe preferibile realizzare l’unità socialista al di fuori dei poli. Siccome su questa strada non mi segue nessuno - primo fra tutti Boselli che oggi ha la presunzione di chiederci di uscire dalla maggioranza perché secondo lui l’unità socialista può esserci solo nel centrosinistra - allora dico che dobbiamo rimanere dove siamo. Oggi come oggi, non ci sono le condizioni per unire i socialisti nel centrosinistra».
Insomma, tra Berlusconi e Prodi sceglie il primo?
«Scelgo Berlusconi. Almeno che non ci sia da perseguire un obiettivo più alto che è l’unità dei socialisti fuori dai poli. Ecco, quella è un’ipotesi che io avrei esplorato».
Si aspettava una contestazione così dura a De Michelis?
«Temevo di peggio... Purtroppo c’è chi ha pensato bene di organizzare ad arte una gazzarra indegna senza neanche preoccuparsi di stare ad ascoltare la relazione. Questa non è una sconfitta di Gianni ma di tutto il partito. Sono dieci anni che lavoriamo per ricostruire la credibilità del Psi e episodi come questi non fanno che andare nella direzione opposta».
Se le conclusioni del Congresso dovessero essere diverse da quelle a cui guarda lei, cosa farà?
«Ne trarrò le conseguenze. Credo, comunque, che in questi due giorni di dibattito ci siano ancora i margini per tenere unito il partito e non fare una scelta che sia quella di Prodi e dell’Unione».