MORRICONE «Il Nobel? Mi daranno anche quello»

Villa Reale riapre stasera per il concerto dopo tre anni di restauri

«Le auto non girano dietro il palco? L’autodromo è lontano vero?». Ennio Morricone prende le misure di terra e cielo che stasera ospiteranno la sua musica nel parco della villa Reale di Monza. Ottanta anni da compiere e un’agenda più fitta di un pentagramma già scarabocchiato, sarà il Maestro a tenere a battesimo la Schoenbrunn di Brianza che torna (quasi) agli antichi splendori dopo tre anni di restauro, costati a Stato, Regione, Milano e Monza oltre otto milioni. Davanti a 6.300 fortunati spettatori Morricone dirigerà l’orchestra «Roma Sinfonietta», il coro «Verdi» di Milano, con la soprano Susanna Rigacci, in un’antologia che alterna brani famosi ad anteprime mondiali. Dopo un Far West di progetti e ritardi ora arriva lui - «re musico» delle colonne sonore spaghetti western - a sancire il recupero di nove stanze di casa Savoia. Due Golden globe, David di Donatello, Grammy award, Leone d’oro e Oscar alla carriera sono alcuni numeri del curriculum di Morricone: difficile per gli emozionati amministratori non sbagliare nel dare il benvenuto a «Lei che ha vinto il Nobel». Facile che alla gaffe d’ordinanza segua una risposta tanto misericordiosa quanto acuta: «Mi daranno anche quello». Poi via a parlare del concerto, con la dialettica che si conviene a chi, come già un certo Cicerone, viene da Arpino. Le mani si muovono a gesti che sono già musica: ad aprire il programma un’Accordatura dell’orchestra: «Non dico di più perché lo scrivereste, rovinando la sorpresa». Quindi una certezza: «Sicure una suite dai film di Sergio Leone, sia Mission, altrimenti non ne esco vivo». Suspense su altri capolavori: «Non posso eseguire 400 colonne sonore, ma se c’è un pianoforte potrei suonarvi il tema di Deborah» (da C'era una volta in America). Cinema a parte, ecco l’anteprima mondiale dell’Epitaffio di Sicilo (I-II d.C.), 12 righe di testo con una melodia scritta, fra le più antiche a noi note. Ritrovata in Anatolia nel 1883, andò perduta a Smirne nel 1922, ma Morricone l’ha ricostruita con l’aiuto di altri frammenti: il testo è un carpe diem ancor più antico, «Finché vivi, sii glorioso, non rattristarti mai oltre misura. La vita dura poco e il Tempo esige il suo tributo». Altra curiosa anteprima è quella di Musashi: «Al regista delle serie tv nipponiche chiesi se volesse musica occidentale o giapponese - ricorda Morricone -: fu carino e mi disse “Mi basta la sua!”». Sì, perché la vita del compositore, quando ci sono di mezzo i condizionamenti del cinema, non è rose e fiori: «Per Canone Inverso - ricorda ancora il maestro - Ricky Tognazzi mi diede solo 3 minuti e mezzo di base. Così feci suonare violino e piano insieme in un vero canone, ma io sento che le mie musiche vivono anche oltre al film, così se ascoltate “quelle” di Leone, ad occhi chiusi sentirete che non sono poi così western...». Quando un film non piace come si può scrivere una bella colonna sonora? «Qualche volta ho rifiutato, ma di solito scelgo i “miei” registi. Però rispetto chi magari è anni che attende di musicare il proprio girato. Oggi mi piace anche lavorare con i giovani: di solito ti danno carta bianca». Qualche nome? «Uno si chiama Leone». Parente? «No», ma il binomio pare già una garanzia.
Ennio Morricone
Prima della villa Reale di Monza
stasera ore 21, www.ticketone.it