MORRISSEY Il rock snob va in scena a Villa Arconati

Icona del celebre gruppo Smiths degli anni ’80, ha una nuova band

Antonio Lodetti

È un signore del pop inglese, un dandy un po’ romantico, un po’ decadente, un po’ neorealista che ha attraversato da trionfatore, alla guida degli Smiths, gli anni Ottanta per poi seguire, tra alti e bassi, la carriera solista e tornare oggi come punto di riferimento per l’odierna new wave. Steven Patrick Morrissey, per tutti semplicemente Morrissey o Moz, come lo chiamano i fan incalliti, viene da Manchester ed è l’eminenza grigia degli ultimi vent’anni di rock inglese. «Elvis e Frank Sinatra sono i miei punti di riferimento», dice. Ma mescolati alle influenze dei Beatles, di David Bowie, di Olivia Newton John e del trasgressivo trasformismo dei New York Dolls.
Alcuni lo paragonano a Bryan Ferry, ma la sua anima è più dark, decadente, visionaria, più attuale. Un Don Chisciotte in bilico tra impegno sociale e trasgressione che domani sera torna a cantare le sue sofisticate ballate a Villa Arconati, un appuntamento da non perdere se si ama un suo recente cd dal vivo Live At Earl’s Court. Il cantante porterà sul palco una carrellata dei suoi brani più famosi ma soprattutto il suo ultimo album Ringleader of the Tormentors, un disco (subito volato al numero uno delle classifiche inglesi) registrato a Roma e impreziosito dagli arrangiamenti di Ennio Morricone nel brano Dear God Please Help Me. («È stata un’esperienza straordinaria, Morricone è un genio anche se non mi ha quasi rivolto la parola il risultato del suo arrangiamento è stupendo», ha commentato Morrissey). Il primo singolo tratto dall’album, You Have Killed Me è ricco di riferimenti al cinema italiano.
La rivoluzione di Morrissey viene da lontano, dalla sua risposta intellettuale al punk insieme al chitarrista Johnny Marr, al bassista Andy Rourke e al batterista Mike Joyce. Ovvero gli Smiths, simbolo di un ritorno alla ballata semplice ma estremamente creativa e ricca di profumi ed influenze lontane tra loro. Sugli arpeggi di Marr e sulla voce salmodiante di Morrissey si giocano complesse coloriture armoniche e morbide melodie orecchiabili. Dal primo disco The Smiths a Meat Is Murder passando per il capolavoro The Queen Is Dead segnano indelebilmente le strade della musica britannica fino allo scioglimento nel 1987.
Morrissey torna da solo l’anno successivo con Viva Hate, un disco molto pop e poco sostenuto da singoli come Suedhead e Everyday Is Like Sunday. L’artista riprende a macinare quei testi provocatori e «degenerati» che alimentano il suo culto. Nel secondo capitolo solista, Your Arsenal del 1992, si avvicina al rock americano, al rockabilly, e conquista una nomination al Grammy per «il miglior disco di musica alternativa». Due anni dopo firma Vauxhall and I che lo riporta in cima alla hit parade ed è considerato il suo album migliore. Seguono dischi in tono minore, un continuo peregrinare dall’Europa agli Stati Uniti, una lunga assenza dalle scene colmata nel 2004 con You Are the Quarry, un ritorno alle sue radici pop-colte. Da icona pop che si rispetti, tutti lo tirano per la giacchetta; i gay come i movimenti politici più disparati si identificano nei testi di molte sue canzoni. Lui mantiene la sua indipendenza e il suo fascinoso magnetismo, e dedicando tutto il suo impegno alle campagne in difesa dei diritti degli animali. «Non m’importa ciò che la gente pensa, io non mi nascondo e canto il mio mondo e le mie idee senza pregiudizi».
Domani a Villa Arconati salirà sul palco accompagnato da Boz Boorer, Alain White e Jesse Thomas alle chitarre; Michael Farrel alle tastiere; Gary Day al basso; Matt Chamberlain alla batteria.

Morrissey, lunedì 17 ore 21.30, Villa Arconati Castellazzo di Bollate, info: 800.47.47.47