Morse in pensione: l’Italia mette il punto sul suo alfabeto

Firmato dal ministro Landolfi il decreto che cancella la prova sul codice dall’esame per la patente di radioamatore

Eleonora Barbieri

«Ti-ta», punto-linea: per anni, non è stato soltanto schiacciare un tasto sulla macchina del telegrafo, ma una vera e propria musica. E ora il codice Morse non risuonerà più, almeno nelle aule degli esami per ottenere la patente di radioamatore. Ieri il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi ha infatti firmato il decreto che annulla il test, trasformando le prove per ottenere la licenza da due a una soltanto.
È già avvenuto nel resto d’Europa: e ora l’alfabeto nato dall’inventiva di Samuel Finley Breeze Morse nel 1835 verrà abbandonato anche nel nostro Paese. E che sia ormai un ricordo da collezione lo testimoniano le stesse parole del ministro, che ha rassicurato: «Alle apparecchiature sarà dedicata una sala nel Museo storico delle poste e delle telecomunicazioni di Roma». Strumenti ormai per pochi, quindi: «Le strutture che venivano utilizzate negli ispettorati del ministero per esami ed esercitazioni - ha proseguito Landolfi - non verranno rimosse ma resteranno attive per giovani e appassionati».
Strumenti diversi dalla prima macchina telegrafica, costruita da Morse mettendo insieme una vecchia cornice, le ruote in legno di un orologio e un’elettrocalamita - ma il principio era quello, e già funzionava: «ti» per il punto e «ta» per la linea, riproducibili anche come segnali luminosi. Anche se la trasmissione Morse, quella classica, gioca più sull’ascolto che sull’occhio: breve e lunga, «biiip» e «bip», perché è un alfabeto tutto sonoro. «È un ritmo, una musica: ci vuole orecchio per impararla», ci racconta Francesco Castellaro, presidente dell’Associazione radioamatori di Moncalieri. «E infatti - prosegue - c’è anche chi impiega degli anni a impararlo: perché al semplice gesto di premere un tasto corrisponde una ritmica, che diventa prima una lettera, quindi una sillaba, una parola e, infine, un discorso». Ora niente di tutto ciò ci sarà più, anzi, è già in via di estinzione. La prova di conoscenza del codice Morse era pensata come uno sbarramento per impedire a chiunque di ottenere la patente: «Ma ora noi radioamatori siamo rimasti quattro gatti - chiosa Castellaro - e non si corre certo il rischio che l’etere venga “impestato”: la nostra categoria è passata di moda».
Apparecchi in cantina, alfabeto riservato a passatempo «da scout». La prima linea telegrafica, inaugurata il 24 maggio 1844 fra Washington e Baltimora, ebbe un esordio trionfale: le notizie sulla convenzione di partito arrivarono nella capitale statunitense due ore prima del treno con cui il dispaccio era stato spedito. Tre anni dopo, il primo collegamento italiano, fra Livorno e Pisa. Comunicazione urgentissima uguale telegrafo: e, dietro la macchina, c’era questo alfabeto essenziale, semplicissimo, eppure così determinante nel salvare la vita a molti - come nel caso del transatlantico Republic, che naufragò nel 1909, e il radiotelegrafista Binns fece arrivare quattro navi che riuscirono a soccorrere circa duemila persone. Oggi ci sono cellulari, satellitari, computer: ma, sulle navi, nessuno lo dimentica. Bastano tre lettere: «Ti-ti-ti ta-ta-ta ti-ti-ti»: sos.