Morta a 82 anni la Rossi Drago musa di Visconti

da Palermo

L’attrice Eleonora Rossi Drago è morta ieri a Palermo, stroncata probabilmente da una emorragia celebrale. Da circa una settimana accusava malori. Aveva da poco (il 23 settembre) festeggiato il suo 85° compleanno in compagnia del marito, l’aristocratico barone siciliano Domenico La Cavera, che l’aveva sposata nel 1973, incoraggiandola all’abbandono definitivo della carriera artistica. Nata a Quinto di Genova col nome di Palmina Omiccioli, adottò subito dopo la guerra l’altisonante nome d’arte di Eleonora Rossi Drago con cui si avviò al cinema dopo apparizioni da modella e una travagliata selezione al concorso Miss Italia del 1947 da cui fu esclusa perché‚ si scoprì, che era una sposa di guerra e aveva un figlio.
Sullo schermo ebbe fortuna immediata fin dal primo film, I Pirati di Capri di Scotese e Altura di Mario Sequi interpretati nel 1949. Notata per la sua bellezza altera, le misure di prorompente fisicità, i lunghi capelli neri e lo sguardo distante in un volto marcato da lineamenti personali e poco in linea con i canoni della bellezza post-bellica, Eleonora deve il suo successo all’incontro con Luigi Comencini che le affidò parti di rilievo dei suoi film più schiettamente neorealisti, Persiane Chiuse e La Tratta delle Bianche nei primi anni ’50.
Passata alla produzione commerciale con Sensualità di Clemente Fracassi (1952) vi incontrò Amedeo Nazzari con cui diede vita a una relazione amorosa che divenne di pubblico dominio sul set di Fiammata (Alessandro Blasetti, 1953). Due anni dopo fu Michelangelo Antonioni a cucirle addosso il personaggio di Clelia in Le Amiche. Negli stessi anni Eleonora Rossi Drago fu contesa dai maggiori registi del cinema italiano (Giuseppe De Sanctis per La strada lunga un anno, Mario Camerini per Suor Letizia).
Nel 1955 Vittorio Gassman la volle con sé per l’ambizioso Kean e l’anno dopo Luchino Visconti la fece debuttare in teatro con Zio Vanja da Cechov. Musa della giovane generazione degli anni ’60 (la vollero Gianni Puccini, Giuliano Montaldo, Tinto Brass, Ettore Scola), Eleonora Rossi Drago avrebbe potuto avere una carriera parallela a quella di Silvana Mangano invece dopo le partecipazioni al collettivo L’Amore a vent’anni (firmato da Truffaut, Wajda, Ophuls) e La Bibbia di John Huston, smarrì il suo «momento magico» ritrovando il rapporto col pubblico grazie alla televisione con cui si impose soprattutto grazie a La Cittadella del 1964 al fianco di Alberto Lupo. Depressa dallo sfiorire della sua bellezza, tenta il suicidio nel 1971. La salva il barone La Cavera. Due anni dopo il matrimonio cambiava per l’ultima volta la sua vita. Fu diva per una breve estate, ma ne resta un’icona irripetibile.