Morta l’arma segreta di Hollywood: Linda Christian, la bomba anatomica

Aveva ottantasette anni. Protagonista di un rovente matrimonio con Tyrone Power, la diva (e madre di Romina) fece girare la testa a un’intera epoca. Con Albano i rapporti erano un po' tesi: lei lo definì un cantante contadino

È morta la suocera di Albano Carrisi. Aveva ottantasette anni. Si è spenta a Palm Springs. Si chiamava Blanca Rosa Henriette Stella Welter Vorhauer. In arte Linda Christian, era stata un attrice. Ordinaria. Ma soprattutto una femmina esplosiva. La bomba anatomica, come venne definita tra le polveri della Seconda guerra mondiale, è stata una delle donne più desiderate di un’epoca in bianco e nero vissuta in technicolor, Acapulco e Roma, Honk Kong e Il Cairo, champagne e giorni senza fine, il cinematografo della vita per la gente del cinema. Linda Christian fu la moglie di Tyrone Power e quel matrimonio, celebrato il ventisette di gennaio del Quarantasette a Roma davanti a spalti gremiti, lei indossando un abito di pizzo creato da Micol e Giovanna Fontana, fu così storico che anche Pio XII, il pontefice, ricevette gli sposi che posarono per i paparazzi e davanti ai monumenti della città eterna.

Si erano intravisti la prima volta, Linda e Tyrone, in Messico, lei stava girando Tarzan e le Sirene,lui il Capitano di Castiglia, cinema di seconda fila. Si reincontrarono, per caso, nella hall del Gran Hotel di Roma, decisero che fosse il ciak del loro destino. Cosi come fu il caso a spingere la figlia di un petroliere olandese a diventare attrice. Posò in costume da bagno, il fotografo si chiamava Andrè de Dienes, veniva dalla Transilvania e trasformava la pellicola in arte, basta sfogliare e osservare le immagini di Marilyn Monroe, di Norma Jeane, di Linda, i nudi di donna come sculture, fermi, sensuali. Quell’istantanea di Blanca Rosa, dunque, finì sul tavolo di un produttore della Mgm, il resto è storia.

Roma diventò l’impero dei sensi e della nostalgia, alla capitale venne dedicato il nome della prima figlia, Romina, poi moglie di Albano, a Roma Linda Christian avrebbe poi conosciuto altri amanti, rubacuori, Francisco Baby Pignatari tra questi, portatori sani di passione e di fughe amorose mentre Tyrone esigeva rispetto e, infine, la separazione, avvenuta nel maggio del cinquantacinque, con un assegno di un milione di dollari («Linda ha un asso nella manica» spiegò, imbarazzato, l’attore) e l’affido delle due figlie, Taryn Stephany e Romina.

Tyrone aveva sopportato molto, tutto, anche la tresca palese tra sua moglie e l’attore britannico Edgard Purdom sposato con Tita, compagna di scuola di Linda in un collegio di Haifa in Palestina. Purdom apparteneva alla tribù dei latin lovers, prese casa a Roma, il suo fascino veniva «esaltato» dai film in peplum (Maciste, Ercole e compagnia girando ma con un agghiacciante epilogo, cinquant’anni dopo, nelle comiche con Fracchia), la Christian se ne innamorò e i due andarono a nozze in Messico. La Metro Goldwyn Mayer fece sapere all’attrice che il comportamento ne squalificava l’immagine e andava a detrimento anche di Power. Linda non inseguiva il set, il suo film era la vita di ogni giorno. Con Purdom, in crisi finanziaria,la coabitazione durò un solo anno. Poi, ancora Roma, stavolta Luis Dominguin e la sua arte di fascinoso toreador. Sulla terrazza della dimora romana feste notturne, orejas y ovaciones, ma pure il suicidio del chichuahua di Linda, geloso e trascurato il quadrupede si lanciò dall’ultimo piano, fine della sua dolce vita.

Albano entrò nella storia di Linda per il matrimonio con Romina. «Il cantante contadino» lo definì la suocera che non volle mai accettarlo come parente, testardo, antipatico, egoista. Albano non aveva charme, non era nobile, non era attore, non era fascinoso. Non era né messicano, né olandese, né americano, né spagnolo. Eppure lady Linda frequentava la magica masseria di Cellino San Marco, libando e mangiando come «una simpatica canaglia» secondo replica del nostro artista. La scomparsa della nipote Ylenia aggiunse cianuro al rapporto, addirittura la suocera accusò in televisione il genero di trattare la figlia «come una schiava» negandole la libertà di una festa, di una gita.

Ormai l'epoca della bomba anatomica era svanita, Linda appariva in qualche rubrica televisiva come una reduce di se stessa, tra monili e memorie anche amare. Il male bastardo ha spento, lentamente, il suo corpo fantastico e i capelli non più mossi come le onde del mare messicano. I giorni, mille, dell'amore con Erol Flynn, Diego Rivera, Edd Byrnes, Alfonso de Postago, le notti ubriache di Roma e l'aria calda di Acapulco, restano fotografie di un album che sembra non avere più tempo.