«Mortadella Show», un governo da barzelletta

Il volume in libreria da mercoledì è firmato da Mario Precario

Gianluigi Nuzzi

Romano Prodi e i suoi ministri entrano di prepotenza negli annali delle barzellette. Delle freddure, di quel dileggio magari persino greve che toglie però qualche soddisfazione a chi la butta sul ridere tra errori, strafalcioni e pochezze del governo. E soprattutto chi cerca di non perdere il sorriso per i sacrifici che deve affrontare con l’introduzione quotidiana di nuove tasse e balzelli.
Con la rapidità della rivincita è un fiorire di battute taglienti, cattive, persino feroci. Segno di una certa e progressiva insofferenza verso dna e scelte di chi sta al governo. Le vittime riempiono così la classifica dei più antipatici o odiati che siano e scendono i gradini della hit parade dell’affidabilità e del gradimento. Processi lenti, inesorabili. Chi sono? Prodi certo, che viene sbeffeggiato in tutto, dalle sue passioni all’esse lunga della parlata bolognese; ma anche i ministri Visco e Bersani che, con Finanziaria e decreto, stanno provocando una mezza rivolta nei ceti medi. Francesco Aliberti che fa l’editore a Reggio Emilia ha dato ora alle stampe «Mortadella Show» (Aliberti editore, 160 pagine euro 9.90), compendio della satira sulla sinistra degli affari e delle coop, del comunismo e delle super-tasse, dei tutti uguali ma noi un po’ meno. In libreria da mercoledì prossimo, «Mortadella show» firmato da Mario Precario, insegue «Silvio Show», che sempre Aliberti aveva editato qualche anno fa quando Berlusconi governava. Ma se quest’ultimo è il primo a ridere e raccontare le battute che circolano sul suo conto diventa un po’ più difficile immaginare chessò Prodi, D’Alema o Visco che si mettono lì a ripetere o solo a ridere sulle barzellette che li vedono a braccetto con Vladimir Luxuria o chissà chi altro.
Qualcuno diceva che l’umorismo è la pancia del Paese ed è così anche sfogliando questo libretto veloce, divertente che si assimila in fretta dove i temi fotografano i malumori, evocano le paure, riportano anche i luoghi comuni, certo, ma senza contrabbandarli per verità. Perché in fondo per sorridere di fronte a certe batoste delle tasse, ai conflitti d’interesse delle coop, alle logiche comuniste di ieri l’altro, va bene anche una preghiera. Come questa: «O Gesù dagli occhi tristi/Fai sparire i comunisti/Se risolvi ’sto problema/ Fai scomparire anche D’Alema/ Ma se poi non te ne fotti/ Fai dileguare Bertinotti/ Ti preghiam, se non ti rodi/ Estingui pure Prodi/ Tu col cuore sempre aperto/ Fai tramontare Diliberto/ E con gli angeli tuoi belli/ Porta in cielo anche Rutelli./ O mio caro buon Gesù/ Non rimandarceli mai più». Chissà che qualcuno un giorno o l’altro la ascolti per davvero. Magari, sorridendo.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it