La morte arriva dal computer nel goffo horror tecnologico

Che barba, per non dire nausea, con questi horror di ultima (speriamo) generazione. Senza logica, senza tensione e, di questo passo, senza spettatori. Salvo qualche ragazzino stordito dalla playstation. La storiaccia di Pulse, un titolo ermetico perfettamente in linea con il resto, è mutuata dall’abominevole serie The Ring: se là a uccidere era una videocassetta, qui il trapasso arriva online. A proposito, il linguaggio ribolle di tecnologia (hacker, wireless, server), probabilmente indigesta agli spettatori meno verdi. Siamo in un imprecisato campus universitario di una qualunque città americana. La bionda studentessa di psicologia Mattie (la graziosa Kristen Bell) confida all’amica del cuore Izzie (la formosetta color ebano Christina Milian): sono in ansia per il mio (fresco) ex Josh, non si fa vivo da una settimana. Va quindi a cercarlo nella sua camera e il ragazzo risponde come in trance, prima di impiccarsi. Ma perché continuano a giungermi messaggi dal suo computer? Il giovane che l’ha comprato, Dexter (il bel tenebroso con barba incolta Ian Somerhalder), glielo mostra ancora impacchettato nel baule della macchina. Allora che sucede? Il ficcanaso Stone, che si spinge incautamente nell’alloggio del suicida, finisce in cenere dopo aver visto i fantasmi e anche Tim è presto risucchiato nell’aldilà. Aiuto, ammonisce il tg, il terribile virus ha colpito l’intera città, si salvi chi può. Fanno da contorno all’agghiacciante (per stupidità) intruglio una musica da paura, inespressivi volti terrorizzati e una miriade di spettri pronti a liquefarsi. Quasi come la pazienza della platea. Che avrebbe evitato la solenne fregatura se avesse letto con più attenzione il nome del regista: Sonzero.

PULSE (Usa, 2006) di Jim Sonzero con Kristin Bell, Ian Somerhalder. 82 minuti