Con «In morte di un collega» arriva in libreria il giallo di destra

C’è un nuovo giallista in Italia, si chiama Fabrizio Rinaldini, il suo romanzo d’esordio si intitola In morte di un collega (Sassoscritto, 300 pagg, euro 14), il suo “eroe” è politicamente scorretto, il suo campo d'azione una Firenze fatta di librerie e pizzerie, prostitute slave e lavanderie cinesi, ferita a morte dal turismo eppure mortalmente bella.
In morte di un collega mette in scena un omicidio mascherato da suicidio, una cura contro l’Aids che in realtà manda dritti all’altro mondo, un magistrato donna che cerca la verità e una procura che depista, il corrotto manager di un’azienda farmaceutica, un povero pensionato malato terminale, un racket della prostituzione, un finto attentato delle Br... E poi incidenti stradali sospetti, pirateria informatica, servizi deviati… A passo di carica Rinaldini si prende il lettore sulle spalle e se lo porta dietro per trecento pagine piene di avventure.
“Politicamente scorretto” si diceva all’inizio. Già, perché Francesco, il protagonista, lavora con i computer e odia le multinazionali, si innamora di una piemme, ma detesta magistrati e “sbirri”, schifa la politica, ma da ragazzo ne ha fatta talmente tanta che l'ha pagata con la galera... Rinaldini mette insomma in scena un sopravvissuto degli anni di piombo vissuti dalla parte sbagliata, un “fascio” che la fine delle ideologie, il crollo del comunismo e l’ascesa del berlusconismo ha ulteriormente radicato nel suo rifiuto del mondo. Perché poi, in teoria avrebbero vinto “i suoi”, ma quella destra al potere è per lui un incubo. Quanto ai nemici di un tempo, si sono riciclati nella managerialità o nella marginalità da salotto buono, globalismo, ecologismo light e girotondi, dritti dell’uomo e guerre umanitarie: un altro incubo. Senza appesantire il romanzo e tenendo a bada la retorica della nostalgia (c’è solo un troppo insistito rimando tolkieniano...) l’autore racconta un particolare tipo umano minoritario quanto saldamente radicato nella società italiana, di solito un “fallito di successo”... Uno che legge molto, ma non gli scrittori da best-seller, ama pittori come Caillebotte e poeti come Cardarelli…
In morte di un collega è un noir malinconico dove chi vince perde sempre e comunque, nella miglior tradizione del genere. Sistemista informatico per una multinazionale francese, cinquantacinquenne, Rinaldini è un esordiente, come dire, di lungo corso: dalla quarta di copertina si capisce che ha vissuto, ha dato più di quanto abbia ricevuto, ha sbagliato e ha pagato e alla fine va bene così. Con qualche accorgimento (più sottrazione, meno dettagli) il suo Francesco, idealista e ruvido, potrebbe divenire il protagonista di una serie, ma il suo autore ha curiosità e cultura più che sufficiente per guardare eventualmente altrove. In alto i cuori, viene da dirgli.