La morte invisibile: il triste record della Lombardia

La morte invisibile fa strage in Lombardia. In soli nove anni 2.790 persone si sono ammalate di tumore per colpa dell’amianto. Le cui fibre sottilissime, una volta disperse nell’aria, provocano una malattia terribile: il mesotelioma, una forma di cancro che colpisce la pleura, parete interna del torace. Ogni anno 310 casi, di cui il 36,8% in provincia di Milano (1.027 in nove anni). E un tasso regionale di 2,4 ammalati ogni 100mila abitanti che supera la media italiana, ferma a quota due. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Registro dei mesoteliomi in Lombardia, di cui sono responsabili Luciano Riboldi e Carolina Mensi.
Tra le province lombarde, quella con più tumori causati dall’amianto è Milano con oltre mille casi, mentre a Bergamo se ne registrano 463, a Brescia 349, a Varese 285, a Pavia 195, a Como 134, a Cremona 89, a Lecco 72, a Mantova 67, a Lodi 56 e a Sondrio 53. Anche se ovviamente una persona può cambiare residenza più volte e dunque non è detto che la provincia in cui è venuta a contatto con l’amianto sia quella dove risiede quando si ammala.
E se sono diverse le situazioni in cui si possono respirare le fibre killer, dai dati del registro regionale emerge un vero e proprio identikit della persona più esposta al rischio mesotelioma: ha tra 65 e 74 anni, è un maschio, è venuto a contatto con la sostanza tossica per motivi di lavoro e prima di andare in pensione ha fatto il muratore o l’operaio in un’industria tessile. Anche se, come precisa Mensi, «le cifre sull’amianto non devono allarmare perché anche chi ha avuto un’esposizione diretta e prolungata si ammala in meno del 10% dei casi». Esporsi consapevolmente è comunque né più né meno che una roulette russa. Anche perché, come prosegue Riboldi, «stiamo assistendo al picco massimo di casi di mesotelioma, che negli ultimi 10-15 anni sono aumentati rispetto agli anni Ottanta e Novanta. La speranza è che nel prossimo futuro grazie alle bonifiche questi tumori inizino a diminuire». Una bonifica che, secondo quanto emerge dalla relazione 2008 del Piano regionale amianto Lombardia, è arrivata al 35% dei siti (nel 18,5% dei casi in modo completo e nel 17,3% ancora in corso). Con concentrazioni di fibre disperse nell’aria fino a 100 volte inferiori rispetto a quelle misurate nel 1990. Anche se c’è poco da esultare, perché l’amianto rimasto in Lombardia è pari a 2 miliardi e 800 milioni di litri. Un mare, anzi un oceano di materiale altamente pericoloso distribuito in 18.093 strutture, che erano 28.200 prima dell’inizio della bonifica: 23.972 private e 4.228 pubbliche.
L’amianto è stato invece asportato da sei importanti strutture pubbliche milanesi: la scuola comunale di viale Brianza, la stazione centrale, l’Università statale, l’ospedale Sacco, il Policlinico e l’Ospedale maggiore. Mentre sono stati individuati altri 88 siti prioritari in cui le bonifiche saranno effettuate nei prossimi mesi.