In morte del maestro che rifiutava se stesso

È scomparso a 89 anni il regista che si era illuso di pianificare la vita attraverso il cinema. Nella sua biografia aveva ammesso lo sbandamento per il nazismo

Il regista svedese Ingmar Bergman è morto ieri nell’isola di Farö sul mar Baltico dove ormai trascorreva gran parte del tempo dopo la morte della moglie Ingrid Von Rosen. Lo ha annunciato la figlia Eva. Bergman era nato a Uppsala il 14 luglio del 1918, figlio di un pastore protestante. È considerato uno dei più grandi autori della storia allo stesso livello di Fellini, Rossellini e Kubrick. Il suo primo film era stato Crisi realizzato nel 1946 e in carriera ha girato oltre quaranta film anche se dal 1982, con una decisione improvvisa, si era dedicato quasi esclusivamente al teatro e alla televisione. Tra i suoi capolavori sul grande schermo sono da ricordare Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Scene da un matrimonio, Sussurri e grida, Fanny e Alexander. Ha vinto tre premi Oscar, il primo dei quali nel 1960 con La fontana della vergine. Si era sposato sei volte e ha avuto nove figli. Tra le mogli, anche una delle sue muse storiche, Liv Ullmann.