«Morte allo sbirro», Livorno tifa per gli ultrà

Muri imbrattati: «Vendetta per Carlo Giuliani», «Uno di meno» e «Un altro Filippo Raciti»

Cinque scritte per spiegare una trama e togliere l’illusione che l’orrore sia solo a Catania. L’Italia del tifo teppista ha fatto passa parola: quattro scritte sui muri di Livorno, una a Piacenza, un sito web che ci riporta al Sessantotto del «dalli al poliziotto». Scrivono: «Uno di meno», e parlano dell’agente, che oggi si chiama Filippo Raciti. Ieri mattina l’Italia del «tanto peggio tanto meglio» ha firmato l’autoaccusa. Sul muro esterno che ospita il quotidiano «il Tirreno» di Livorno, lo spray ha bloccato lo sguardo di tutti, come un pugno nello stomaco. Scritte chiare e senza fraintendimenti: «Morte allo sbirro», eppoi «Un altro Filippo Raciti». «Ultras liberi» e ancora «2/2/2007 vendetta per Carlo Giuliani», il ragazzo morto a Genova durante il G8 del 2001. Politica e sport si intrecciano. Slogan da stadio, invettive da corteo. A Piacenza il muro di cinta dello stadio Beltrametti, quello del rugby, è stato sporcato da altre scritte. «Onore ai diffidati», «Catania, meno uno». Il riferimento è chiaro. La Digos indaga.
«Morte allo sbirro» portava la firma Acab, acronimo inglese che sta per «All cops are bastards». Ovvero: tutti i poliziotti sono bastardi. Buona conoscenza dell’inglese, ma pessima filosofia di vita. Alcuni siti hanno deciso di non usare più questa sigla infame come pseudonimo, quello che nel gergo internet viene definito Avatar (l’alter ego che i navigatori utilizzano in rete). Sui muri del web la discussione «pro e contro» si è fatta accesa. Poca pietà per l’agente, salvo una frase che compendia tutto: «Ma chi te l’ha fatto fare il poliziotto?». Su un altro muro di Livorno, stessa firma e stesso spray usato per gli altri, è comparsa una ulteriore delicatezza: «Più sbirri morti». Segnali che hanno fatto male a tutti: poliziotti e cittadini. Il sindacato di polizia le ha definite «Frasi infami». Il Comune ha cercato di restituire un segno di civiltà facendo cancellare, a spese proprie, le scritte sui muri. «Un piccolissimo gesto con il quale voglio esprimere la vicinanza alla famiglia del poliziotto ucciso e alle forze dell’Ordine», ha detto il sindaco Alessandro Cosimi. Ma quel pissi-pissi sui siti, questo infilarsi di mani anonime nella ferita di una tragedia umana, sono il segnale di una guerra aperta tra polizia e teppisti. Il blog che per 40 minuti, prima che venisse cancellata, ha fatto comparire la scritta «Uno di meno!» era un presunto muro ultrà dei tifosi del Catania. Al quale si sono opposti alcuni siti che hanno sospeso, per qualche giorno, le pubblicazioni.
Contro le scritte si sono scagliati politici e persone di buon senso. Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale della Toscana, rifiuta di accomunare tifosi e teppisti: «Bisogna smetterla di pensare che si tratti solo di tifosi e c’è chi ancora vede le forze dell’ordine come una controparte». Cristiano Lucarelli, capitano del Livorno, spesso un difensore degli ultrà, stavolta si è tirato indietro: «È il gesto di un singolo, ma da condannare». Il ministro Melandri non si è negata all’orrore: «Gesti indegni e gravissimi». Fabio Mussi, ministro per l’università e la ricerca, ha cercato la sfida: «Voglio lanciare un monito agli imbecilli: pochi o tanti che siano, a quelli che ora pensano di soffiare sul fuoco: il governo spegnerà questo fuoco. Vogliamo stroncare la violenza nel calcio e quella che vi circola intorno». Si sbrighino.