La morte sulle montagne russe fa più ridere che paura

Nulla è più inevitabile di un sequel, ma c’è di peggio, il sequel del sequel. Il primo Final destination era un b movie di qualche pregio. Il regista del primo episodio, James Wang, ci riprova, ma il terzo tentativo è deprimente. Mandy (Mary Elizabeth Winstead), eroina di Final Destination 3, rischia di morire sulle montagne russe in un luna park. In preda alla paranoia, anche se la sceneggiatura le affibbia capacità extrasensoriali, si convince che la morte la ghermirà assieme ai suoi compagni di sventura e li mette in guardia uno ad uno. Girato con professionalità, il film è un prodotto di ordinario catastrofismo, ripetitivo e con un finale destinato ad un pubblico adolescente, disponibile a perdonare ogni incongruenza. Prodotti come questo hanno estimatori ostinati ed intransigenti, per i quali vale l’emozione passeggera, solo che a forza di assistere a sciocchezze come questa non sanno separare i giudizi, ormai preda di questo blob planetario di cui Final destination 3 è un reperto esemplare.

FINAL DESTINATION 3 (USA 2005) Regia di James Wong, con Mary Elizabeth Winstead, Ryan Merriman. 92 minuti.