«La morte di Zarqawi una grande vittoria per il futuro dell’Irak»

Bush: «Il colpo ad Al Qaida e il governo iracheno di unità nazionale sono passi decisivi per tornare alla normalità». Oggi e domani a Camp David il «consiglio di guerra»

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

«È stata una buona settimana, anche se il colpo inflitto ad Al Qaida con l’uccisione di Abu Musad Zarqawi non significa la fine del conflitto in Irak». Con queste parole di cauto ottimismo pronunciate nel corso del tradizionale messaggio radiofonico del sabato il presidente Bush ha cercato di rassicurare gli americani sui progressi della situazione in Irak.
Bush ha poi spiegato che la settimana è stata favorevole anche perché il primo ministro iracheno Nuri al Maliki ha compiuto un passo molto importante per riportare il Paese alla normalità completando il governo di unità nazionale.
L’ottimismo di Bush non è stato a 360 gradi. «I terroristi e gli insorti - ha detto commentando il bombardamento in cui è morto il capo di Al Qaida in Irak - cercheranno di dimostrare al mondo che sono in grado di continuare la lotta anche senza Al Zarqawi».
«Cercheremo - ha spiegato Bush parlando delle due giornate di consiglio di guerra previste per oggi e domani a Camp David - di determinare il miglior modo con cui nei prossimi mesi in Irak saranno impiegate le nostre risorse. Lo scopo è di avere un governo locale in grado di gestire il Paese e di difenderlo. Il lavoro che ci aspetta è difficile. Questa settimana però abbiamo dato un grosso colpo all’ideologia del terrore».
Venerdì pomeriggio, a Camp David, il presidente americano si è anche incontrato col primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen. Il consiglio di guerra, a cui parteciperanno ministri, addetti militari, consulenti per la sicurezza e l’ambasciatore americano in Irak, sarà allargato a consultazioni in teleconferenza col primo ministro Al Maliki e il nuovo governo.
La Casa Bianca ha tenuto a precisare che lo scopo degli incontri di Camp David non è quello di definire una formula per un’immediata riduzione delle truppe in Irak. «Si tratta semplicemente - ha spiegato il portavoce Dan Bartlett - di consultazioni per stabilire il modo migliore per garantire la sicurezza nel Paese».
Gli incontri di Camp David erano in agenda da prima dell’annuncio della morte di Zarqawi, evento che ha ovviamente dato un colpo d’ala al morale degli americani.
La decisione di tenere il consiglio di guerra nella tenuta di Camp David, sperduta nel verde delle foreste sulle montagne del Maryland, è stata presa da Bush. «A Washington, alla Casa Bianca - ha spiegato il presidente - con tutte le telefonate in arrivo i partecipanti avrebbero avuto mille motivi per distrarsi. A Camp David, dove la ricezione dei cellulari è incerta, è molto più facile concentrarsi sugli argomenti in agenda».
Il partito democratico ha chiesto al presidente di usare il colpo fortunato dell’uccisione di Zarqawi e gli incontri di domani e martedì per concretizzare un piano in modo che il 2006 diventi «un anno di importante transizione».
«Con Zarqawi fuori combattimento e il governo iracheno al gran completo - ha spiegato il capo della minoranza al Senato Harry Reid - dagli incontri di Camp David dovrebbero uscire decisioni su fatti concreti, e non semplici banalità. Le nostre truppe e il popolo americano sono stati incredibilmente pazienti nel vedere passare certe scadenze senza il minimo progresso. Bush si aspetta un po’ troppo da tutti noi se crede di poter continuare su questa strada».
Le parole del leader della minoranza democratica sono destinate a fare particolarmente presa sull’opinione pubblica dopo la pubblicazione ufficiale delle vittime in Irak fatta ieri dal Pentagono. I morti americani sono 2.488. I feriti 18.356. I caduti alleati sono 226. Per quel che riguarda gli iracheni, al Pentagono risultano 38.254 morti e 42.646 feriti.