Morti bianche in calo del 10,8%

Dal 2001 a oggi diminuiscono gli infortuni. Il presidente dell'Inail: &quot;Il governo ha portato a un salto di qualità rispetto agli altri istituti che si occupano di welfare&quot;. E invita a un'azione capillare di prevenzione sul territorio<!--[if gte mso 9]><xml>
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Roma - Morti bianche. Fa paura anche a pronunciarlo. Eppure, nonostante gli allarmismi dell’estrema sinistra e le accuse della Triplice, passi avanti sono stati fatti nella tutela dei diritti del lavoratore. Lo dicono i numero. Il bilancio infortunistico per l’anno 2007 si presenta statisticamente più favorevole rispetto a quello dell’anno precedente, sia per l’andamento generale del fenomeno, sia soprattutto per quel che riguarda gli infortuni mortali. Risultano infatti pervenute all’Inail, alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2008, oltre 912mila denunce di infortuni avvenuti nel corso dell’anno 2007. Ci troviamo di fronte a una flessione di 1,7 punti percentuali, superiore al -1,3% che si era registrato nel 2006.

Gli infortuni mortali Gli incidenti sul lavoro sono un problema serio che nel corso degli ultimi due anni ha assunto una grande rilevanza mediatica. Per quanto riguarda gli infortuni mortali nel 2007 risultano denunciati 1.170 casi, contro i 1.341 del 2006, con un calo complessivo del circa 10%. Sebbene il dato sia provvisorio, dà già un’idea chiara del nuovo trend. Ampliando, infatti, l’osservazione al periodo 2001-2007 si osserva che conferma il tendenziale andamento decrescente del fenomeno infortunistico, con una contrazione dei casi denunciati tra il 2001 e il 2007 pari complessivamente al 10,8%, con un tasso medio annuo di variazione pari a -1,8%. Tuttavia i morti si contano ancora. Proprio per questo Carlo Barberis, fondatore di Power Training, una delle principali società di formazione del settore, fa sapere che “ogni singola tragedia va rispettata”. “Di inaccettabile c’è la causa di queste morti – spiega Barberis – non si tratta, come spesso si vuol far credere di problemi tra operai e datori di lavoro, non c'è conflitto di classe nelle morti sul lavoro”.  

Due sistemi a confronto: prevenzione e formazione Secondo Marco Fabio Sartori, presidente dell'Inail, bisogna puntare sul sistema della prevenzione “esercitando un'azione di contenimento dei costi e una sinergia con il governo che ha portato a un salto di qualità rispetto agli altri istituti che si occupano di welfare'”. Da qui la necessità di agire sul territorio attraverso la mappatura del rischio di incidenti grazie a controlli meglio gestiti su base territoriale con un'azione sinergica con gli altri istituti. “Non è un problema di norme ma di cultura”, continua Sartori invitando le istituzioni a “fare un'informazione capillare”. Secondo Barberis, invece, diventa centrale la formazione. “Formazione intesa come attenzione al lavoratore a 360 gradi – puntualizza il fondatore di Power Training – formazione che possa incrementare il valore aggiunto dei dipendenti ampliando il loro bagaglio di conoscenze permettendogli di lavorare sempre al meglio nelle più complete condizioni di sicurezza. “La vita umana non ha prezzo – conclude Barberis – a noi il compito di rispettarla e di difenderla”.