Morti bianche, il governo attacca gli industriali

Il ministro Damiano scarica la responsabilità degli incidenti su Confindustria. Scontro sul decreto che prevede l'arresto dei datori di lavoro. Domani il cdm che approverà il dl

Roma - Troppe resistenze da parte di Confindustria hanno bloccato l’approvazione del decreto per la sicurezza sul lavoro. E davanti a quei veti, dice la sinistra radicale, il governo Prodi ha chinato la testa. Ora che il Paese conta altri cinque operai morti per esalazioni letali dentro una cisterna, il dimissionario governo Prodi cerca di scaricare almeno una parte di responsabilità sugli industriali. A lanciare il pesante j’accuse anche il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Ma lo scontro più duro si consuma dentro il governo perché se Damiano critica Confindustria il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero , accusa Prodi e Damiano di tergiversare e perdere tempo «in estenuanti trattative» con gli industriali e, ancor peggio, accusa il Partito democratico e dunque il suo leader Walter Veltroni, di essere diventato «il partito di riferimento di Confindustria».

Damiano intanto scarica sugli industriali la colpa di aver ritardato l’approvazione del decreto. «Sul capitolo delle sanzioni ci sono state delle resistenze da parte datoriale, di Confindustria», dice Damiano. In particolare il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro è stato attaccato da Confindustria per l’apparato sanzionatorio. Ancora ieri il direttore generale Maurizio Beretta parlava di sanzioni aggravate «in maniera ingiustificata e fuori misura».

Il via libera al provvedimento è previsto per domani, nel consiglio dei ministri convocato in via straordinaria. Prodi promette che non slitterà ancora: «Abbiamo avuto alle spalle mesi di elaborazione e di discussione su aspetti tecnici. Abbiamo concluso quasi tutti i punti controversi e giovedì mattina (domani ndr) il Consiglio dei ministri approverà il decreto legislativo sulle norme di sicurezza», assicura Prodi da Molfetta dove si trovava per incontrare i familiari delle vittime.

In realtà mentre Prodi parlava a Molfetta a Roma era ancora in corso una riunione al ministero del lavoro per l’ennesimo confronto sui punti più controversi, soprattutto sull’impianto sanzionatorio. È stato poi il sottosegretario alla Salute, Giampaolo Patta, ad annunciare che il governo aveva «trovato la quadra» pur avendo lasciato inalterato l’impianto complessivo, compreso l’arresto fino a due anni per i responsabili delle aziende con rischi chimici, esplosivi o cancerogeni che non facciano la valutazione del rischio. Confindustria invece chiedeva l’alternativa dell’ammenda.

Durissimo l’attacco al governo del senatore Cesare Salvi, Sinistra Arcobaleno. «la verità è che fino a ora il ministro del Lavoro e il governo, con l’eccezione dei ministri della Sinistra arcobaleno, sono stati succubi dei veti della Confindustria», attacca Salvi.

Anche da parte della Chiesa attraverso un editoriale sull’Avvenire era arrivata una critica al governo per il ritardo e un sollecito ad approvare il decreto anche «a costo di qualche forzatura ed eccesso nell’impianto sanzionatorio, come teme Confindustria».